mercoledì, 30 novembre 2005
 
"Un po' d'acqua può far bene anche al cuore..."
Non compresi la sua risposta, ma stetti zitto... sapevo bene che non bisognava interrogarlo.
Era stanco. Si sedette. Mi sedetti accanto a lui.
E dopo un silenzio disse ancora:
"Le stelle sono belle per un fiore che non si vede..."
Risposi: "Già", e guardai, senza parlare, le pieghe della sabbia sotto la luna. "Il deserto è bello", soggiunse. Ed era vero. Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio...
"Ciò che abbellisce il deserto", disse il piccolo principe, "è che nasconde un pozzo in qualche luogo..."
Fui sorpreso di capire d'un tratto quella misteriosa irradiazione della sabbia. Quando ero piccolo abitavo in una casa antica, e la leggenda raccontava che c'era un tesoro nascosto.
Naturalmente nessuno ha mai potuto scoprirlo, né forse l'hai mai cercato. Eppure incantava tutta la casa. La mia casa nascondeva un segreto nel fondo del suo cuore...
"Sì", dissi al piccolo principe, "che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile". "Sono contento", disse il piccolo principe, "che tu sia d'accordo con la mia volpe". Incominciava ad addormentarsi, io lo presi tra le braccia e mi rimisi in cammino. Ero commosso. Mi sembrava di portare un fragile tesoro. Mi sembrava pure che non ci fosse niente di più fragile sulla Terra. Guardavo, alla luce della luna, quella fronte pallida, quegli occhi chiusi, quelle ciocche di capelli che tremavano al vento, e mi dicevo:
"Questo che io vedo non è che la scorza. Il più importante è invisibile..."

Il Piccolo Principe
(A. de Saint-Exupery)
 
 
Il silenzio È invisibile.
Specialmente qui, dove le parole si rincorrono su uno schermo.
E non hanno suono, ma colore e forma.
Ma il silenzio non è assenza.
Non sempre, almeno.
Il silenzio può essere riflessione, una pausa della mente, una stella nel cielo che aspetta di diventare una risata, per chi la sa ascoltare.
Il silenzio può essere vita, vissuta altrove quando qualcuno ha bisogno di noi, della nostra presenza, ma non di prediche o parole… solo di braccia.
Ed il silenzio può essere lavoro, può essere amore, può essere…
Tante cose può essere, il silenzio.
Se lo si sa ascoltare.
A volte il silenzio può essere l’unico modo di dialogare con Dio.
O con la nostra coscienza, se a Dio non crediamo.
Il silenzio, a volte, è necessità.
Come il deserto.
Non condannarlo senza appello, Bea.
Non condannare me, perché ho imparato anche ad amarlo.
Ma se lo vivo, il silenzio, non è perché sono distante.
Le parole, a volte, sono semplice scorza.
Il più importante è invisibile… come il silenzio.



RiccioNascosto
(immagini da Allposters)
 
 
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Questo post comparve sul Thera (e la formattazione – con dimensioni un po' ridotte -  è quella originale data da Bea, Capitano e grafico di quella Nave in viaggio per l’internet che non c’è) l’8 aprile 2004. Mi è tornato in mente, in questi giorni, per una serie di eventi. Lo ripropongo perché mi sembra la giusta premessa a quanto segue.
 
A volte succede. Succede di non trovare niente da dire, pur avendo molte cose da dire. O, come scrive Fuoridaidenti a titolo di un suo post “Non so proprio che dirvi, mi piace però nascondervelo”.*
E il silenzio, pur invisibile, assume diverse sfumature. C’è il silenzio color canna di fucile di chi si sente offeso o trascurato, quello perlaceo e pietoso che nega un dolore, o bianco e attonito, di chi resta senza parole per troppa bellezza o eccessivo orrore. E il silenzio si colora di giallo se nasconde segreti, ma a volte si imporpora di rossori inespressi, di palpiti del cuore, di imbarazzi improvvisi.
Il silenzio degli incerti si tinge d’arcobaleno mentre le possibili conseguenze di un’unica parola si fanno strada sui loro volti, quello degli annoiati disegna lunghe strisce di cenere sotto la quale la brace è ormai spenta.
È lieve e rosato il silenzio di una trepida attesa, incerto tra il papaverino rossore della passione corrisposta e il cereo pallore della delusione… ma son certa che mille e mille colori ha il silenzio, per chi lo sa vedere.
Dietro gli schermi, noi, non ci riusciamo, e tingiamo tutti i silenzi di un nebbioso “fumo di Londra”: indifferenza.
Ma il silenzio non è sempre mancanza di attenzione. Anzi, lo è molto meno di quanto si pensi.
I lettori dei blog sono spesso silenziosi. Passano, leggono, si soffermano magari per più tempo su una pagina e poi volano via, senza lasciar tracce del loro passaggio se non nelle statistiche. Perché?
Non gradiscono forse ciò che leggono e vanno via? Non sempre, perché spesso ritornano o addirittura – e lo scopri solo dopo – “segnano” il tuo indirizzo per poterlo fare con maggiore facilità.
A volte rimangono in silenzio perché, rompendolo dopo tanto tempo (nel caso di vecchi post, ad esempio) si sentono un po’ “fuori tempo massimo”. E accade anche al blogger che, a sua volta, non si accorge di un commento ormai un po’ datato.Altre volte il silenzio è pudore, o mancanza di tempo, o di idee; capita anche di pensare che non c’è niente da aggiungere, è stato già detto tutto.
E gli altri?
Spiano magari, cercando di rubare parole o foto alle creazioni altrui? A volte sì, e in quei casi il silenzio si muta in un filo, che segue le tracce del silenzioso lettore e si tinge di un verde bilioso d’invidia se nasconde la fonte del dono rubato, ma di un rosso rubino se, al contrario, lo mostra agli astanti come una preziosa scoperta. Altre volte spiano e basta, per quanto si possa “spiare” in un luogo pubblico, come il blog, in cui ciò che è scritto è a disposizione di tutti.
Anche se… ma questo è un altro discorso, che andrebbe molto lontano.
 
 
*il post c'entra e non c'entra con il silenzio, ma vale certamente una lettura - e anche due - quindi eccolo
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martedì, 29 novembre 2005
No, tranquilli, non mi metto a cantare, anche perché la tonalità non è nelle mie corde (vocali), e poi il resto non lo ricordo neanche (l’età, l’età).
 
 
Un principe di Ilio (non me ne ricordo il nome, mannaggia), mentre vagava sul monte Ida con il suo gregge, fu notato da Eos.
La soave dea dell'Aurora, ogni mattina, apriva le porte ad Apollo perché uscisse col suo carro a illuminare la Terra.
Una mattina, volgendo lo sguardo ad oriente, vide il bel principe e se ne innamorò.
Da quel giorno, ogni volta che eseguiva il suo compito, si voltava verso est e, scorgendo l'amato, arrossiva, inondando il cielo di luce rosata.
Un bel giorno – il carro del sole era appena partito, e la sua luce già rischiarava la Terra - preso coraggio, la dea si velò di rugiada e si presentò al giovane che, preso dalla sua bellezza, l'amò dal primo sguardo.
Tutto sembrava quindi andare per il meglio.
Ma la povera Eos era stata condannata da Afrodite, sua rivale in passato per l'amore di un mortale (forse Adone), ad avere solo amori infelici: e infatti la sua felicità durò solo qualche decennio - che per gli dei, si sa, è il tempo di un sospiro.
Dopo la nascita di due figli, forti e gentili, la regale coppia sembrava avviata a una vita di gioie; ben presto, però, la dea si accorse che il suo sposo iniziava, inesorabilmente, ad invecchiare.
Eos pensò  quindi di rivolgersi a Zeus per porvi rimedio ma - ingannata dalla maledizione di Afrodite - anziché l'eterna giovinezza, chiese per il suo sposo l'immortalità.
E, purtroppo per lei, la ottenne.
Le cose, infatti, non andarono come Eos le aveva pensate.
Il principe continuava ad invecchiare.
Col passare degli anni Eos non potè non accorgersi dei nuovi segni del tempo sul suo sposo e, con essi, dell’inganno perpetrato dalla dea dell’Amore. Corse così da Zeus per cercare, ancora una volta, di mutare il destino.
Ma un dono degli dei non può essere cambiato, e neanche il grande Zeus potè accogliere le accorate preghiere di Eos.
Il principe era condannato a vivere in eterno sì, ma sempre più vecchio.  La sua voce perse il vigore della giovinezza e, a poco a poco, divenne un continuo lamento; il suo fisico iniziò a rinsecchirsi, la pelle dapprima divenne flaccida, poi a poco secca come una pergamena e il principe iniziò a rimpicciolirsi, ripiegandosi su se stesso, fino a raggiungere le dimensioni di un grillo, nel quale un pietoso Zeus lo trasformò.
 
 
 
Tutto questo per dire che neanche gli dei possono sottrarsi a quanto saggiamente riassunto da R. W. Emerson: “Guardati da ciò che desideri, perché finirai con l’ottenerlo
 
(che volete farci, oggi gira così).
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venerdì, 25 novembre 2005
Si avvicina Natale - manca ormai un mese esatto -  e puntuale (?) arriva la mail di Sir Squonk che invita a scrivere qualcosa per la raccolta "Un post sotto l'albero", ormai una tradizione per una fetta della blogosfera. (qui, se la curiosità non lascia tregua, l'edizione 2004).
Fosse facile, scegliere il post adatto o addirittura scriverlo apposta. Il primo anno (2003) me la cavai così:


Un post (chiede lui), un post in regalo.
Un post però, mica si fa così, dall’oggi al domani !

E poi io non ho mica l’ironia di Effe, la cultura di Gonio o di Gilgamesh, la leggerezza di Mitì, l’acutezza di (e mo’ basta, che se faccio l’elenco di tutte le qualità che mi mancano, facciamo notte ed entro in depressione).

 
Per un post che sia un regalo, poi…
Ci vorrebbe:
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150 g di idea   (ok, facciamo 200, crepi l’avarizia)
100 g di bella scrittura   (non sembra, ma è un ingrediente fondamentale)
un pizzico di cultura   (che non guasta; ma senza esagerare, o diventa ostentazione)
ironia q.b.    (anche qui ci vuole maestria a dosare)
uno spruzzo di buoni sentimenti   (tanto per lasciare l’aroma); qualcuno, in alternativa, ci metterebbe un pizzico di cinismo. Dipende dai  gusti: a me il retrogusto amarognolo non piace molto; e poi.. è Natale!
un’inezia di …   arguzia? Spirito? Originalità? quello che volete voi; serve per aromatizzare, e quindi ad ognuno secondo il gusto.


 

 

 

 

 

 

 

Detto questo… tocca lavorare sull’idea, mescolarla sapientemente con la bella scrittura fino a creare un impasto omogeneo. Per questo occorre versare l’ironia a filo, per far sì che permei uniformemente tutto il post. Solo in questo istante sarà possibile aggiungere il pizzico di cultura, già grattugiato a parte.

In una apposita terrina, avrete lasciato a macerare la vostra “inezia” nei buoni sentimenti (o, a piacere, nel cinismo), e siete quindi pronti ad incorporarla nel com-post-o appena preparato.

Nel frattempo, il vostro blog avrà raggiunto la temperatura adatta, e siete pronti ad inserire il post. Aprite con cura la finestra di inserimento, copiate il testo, inviate e…

Il post è pronto ad essere consumato (e/o commentato).

 
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Fin qui la ricetta, e va bene.

Ma... visto che gli ingredienti non li ho, io... che faccio?

Ho un’idea… farò come Rossella: ci penserò… domani

 
e... ora?
Mi tocca fare Rossella un'altra volta...

(ah, dimenticavo. Se qualcuno volesse partecipare, basta scrivere al Sir; la scadenza è intorno al 12 dicembre)
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mercoledì, 23 novembre 2005

Stamattina ho letto un post di sphera che partiva con una premessa: l’ammissione di essere miope.

Sono miope anch’io… tanto che qualcuno, dopo aver saputo quante diottrie mi mancano, ha concluso dicendo che, più che un riccio, sono una “talpa corazzata”.
Evvabbè.
Gli occhiali mi accompagnano da quando avevo nove anni, ma per fortuna dai 18 anni in poi la miopia ha smesso di aumentare, e le diottrie rimangono costanti. Con l’età, anzi, questo dovrebbe essermi d’aiuto, compensando l’inevitabile presbiopia senile.

Ma sto divagando, come al solito.

In realtà le letture mattutine – a questa si è affiancato un racconto di Effe – mi hanno fatto pensare a quante volte il nostro sguardo vaga su cose e persone senza in realtà vederle.

Chi mi conosce sa quanto io tenga al “segreto della volpe” nel Piccolo Principe: “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.

E spesso i nostri occhi sono ciechi, o forniti di adeguati (e a noi invisibili) paraocchi che delimitano la visione più di un paio di occhiali.
Perché in fondo gli occhiali non impediscono la visione al di fuori del fuoco, ma ci consentono un quadro più netto solo di piccole porzioni di realtà alla volta. Le altre, a seconda del disturbo alla vista, rimangono sfocate o addirittura sdoppiate, e a poco a poco l’occhio si abitua a non superare i “limiti”, anche se niente lo impedisce.
Si abitua a tutto, l’occhio, anche a leggere di volata pezzi di parole per il suo intero (ricorderete tutti la famosa mail dello “studio di Cambridge” dove solo l’inizio e la fine delle parole era corretta, ma l’occhio mandava al cervello la giusta informazione). Non fa domande, non dubita – se non in rarissimi casi – di ciò che vede.

Ma vede realmente?

Proprio così, un vede  corsivo, che va al di là dello sguardo casuale, che va nel profondo dell’oggetto visto, si sofferma, ne segue i contorni e lo identifica.
No, spesso ci limitiamo a vedere solo ciò che non ci disturba, lasciando ai margini del nostro sguardo, come un elemento del paesaggio o uno sfondo, il resto.
Accade più spesso di quanto pensiamo, e finiamo con lasciare nelle visioni marginali buona parte della realtà che ci circonda, come fosse “altro” da noi, mentre contribuiamo a crearla

Di questo (ma non solo) si parla nel racconto  che fa parte della monografia “Margini” su sacripante! n.5. La stessa impressione (occhi che svicolano, mani che non toccano. E sorrisi che non trovano compagnia) ho tratto dalla lettura di un racconto  di Shemale.

“C’è tutto un mondo intorno” (e non sono solo le parole di una canzone) di cui non ci rendiamo conto, che ci passa accanto senza che ne siamo consapevoli, sia che questa mancanza di attenzione sia voluta, sia che, invece, sia una semplice abitudine a uno sguardo ristretto.

Eppure… ci sarebbero molte cose da dire.
Però, quando sono tornata a leggere il post di Sphera per prenderne il link, tra i commenti ho trovato questo, che mi sembra una buona base di partenza:
ma se è proprio ai margini che si nascondono le verità.
Non per niente le cose vere le si può cogliere solo di sottecchi, come di sfuggita, in un angolo della nostra vita e della visuale; se giriamo sguardo e volto nella loro direzione, non si vedono già più. (Effe)

E quindi… non fare, forse, dei vecchi margini un nuovo centro, ma spingere lo sguardo fuori dai “soliti  occhiali”.
                                                                    
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        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