martedì, 30 maggio 2006

E' finita anche questa tornata elettorale.

Cuff@ro vince, pur perdendo terreno (almeno questo!) rispetto alle amministrative del 2001, e promette "una nuova pagina per la Sicilia".
Il che vorrebbe dire che il precedente governo (che poi era sempre il suo, ma deve averlo dimenticato) non ha fatto bene. O forse che anche la Sicilia sarà "più bella e più stupenda che pria", chi lo sa.
Si vede che il tasto reset - quello che, come dice Alajmo in "Palermo è una cipolla" colpisce i siciliani in prossimità delle cabine elettorali, facendogli dimenticare il pregresso e portandoli a credere alle promesse elettorali, e poi di nuovo fuori, quando non ricordano più chi hanno votato - ha fatto nuove vittime. Altrimenti non si spiegherebbero certi exit-poll...

 

 

 

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scomparto:ficurinnia

giovedì, 25 maggio 2006
“che ti prende la malinconia”, direbbe, anzi canterebbe Ornella Vanoni se fosse qui, ma non c’è (e neanche la malinconia, per fortuna).
 
E non è neanche uno di “quei” giorni di cui sono piene le pubblicità femminili, tra ali, petali e lanci col paracadute (o perlomeno, lo è ma in sottofondo).
 
È solo uno di quei giorni in cui anche i piccoli inconvenienti (la posta che non funziona e tu devi mandare centinaia di mail o altri intoppi lavorativi) scivolano via con una scrollata di spalle e una passeggiata al sole.
Il mal di testa, invece, no. Quello se ne sta rintanato in un angolino del cervello, pronto a balzare all’attacco se solo trova un piccolo varco (che, ovviamente, non hai intenzione di lasciargli).
 
Dalla finestra, il solito spicchio azzurro e rosso, con caminetto e terrazzino che occhieggiano dalle tegole, fa venir voglia di sdraio, e libri, e un tè freddo, magari accompagnati da una musica diversa dall’ossessivo ritornello che ormai da mesi fa da colonna sonora alle giornate lavorative (e ai viaggi nel tempo per qualche incauto turista). Ogni tanto lo stridio di un gabbiano evoca immagini di libertà, e voli lenti e improvvise picchiate, ad afferrare il cibo.
 
È uno di quei giorni in cui sembra tutto più chiaro e a un tempo stesso più confuso. Come quando, al ritorno dalla Sicilia, ci ritrovammo immersi nella nebbia. Al centro del nulla, circondati da un mare di bambagia grigia che, per contrasto, faceva apparire più chiare le cose a portata di mano. E poi, proprio mentre iniziavi a chiederti dov’eri e quando saresti tornato a rivedere il mondo, ti appariva ciò che meno ti aspettavi: il profilo lontano della Sicilia, a prolungare il saluto. Il porto calabro, invece, ti circondava all’improvviso, senza annunciarsi con ombre intermedie.
 
È uno di quei giorni in cui ti chiedi: Ma che ci sarà, nelle gocce che mi hanno prescritto?
(e in fondo, non ti importa nemmeno).
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scomparto:ammatula

giovedì, 18 maggio 2006
Domani, come accade almeno due/tre volte l’anno, partiremo all’alba per andare a Palermo in auto.
L’occasione è particolarmente lieta (i 18 del “piccolo” di casa, da festeggiare tutti insieme), ma ci sono altri motivi – e Ares, il nostro cane, è uno tra essi – che ci spingono a scegliere questo mezzo di trasporto anziché l’aereo, che invece utilizziamo nelle toccate e fuga da un pernottamento o due.
 
Certo, in auto il viaggio è lungo (11-12 ore, traffico e Salerno-Reggio Calabria permettendo, ché quello è il tratto più problematico) e stancante. Io non guido – da 5/6 anni ormai, e cioè dalla rottamazione della mia fida 126, da sola mi muovo solo su due ruote – e quindi ho più tempo per guardarmi intorno, leggere un libro, canticchiare. Parlare, poco. I lunghi viaggi mi rendono silenziosa, mi rendo conto che non sono una buona compagnia, soprattutto in caso di viaggio notturno.
 
Ma non di questo, volevo parlare.
 
Un amico mi chiede se, in questi viaggi, riesco ad essere viaggiatrice e turista.
 
Dipende.
 
Intanto, da cosa si intende per “viaggiatrice e turista”. Riuscire a guardare con occhi diversi il posto in cui si è nati dipende da quanto ce ne siamo distaccati. In questo, il “turista”, a mio parere, è quello che vede qualcosa di estraneo da sé e lo apprezza, forse, ma senza lasciarsene toccare. Se è così, “turista”, nella mia terra, non lo sarò mai, perché già solo il profilo della costa, quando da Scilla inizia ad accompagnarti per l’ultimo tratto, e poi il profumo di mare e l’aria che ti sbatte contro quando sei sul traghetto – non importa se sei rimasto in auto, basta chiudere gli occhi e la vedi, che è là – già questo, dicevo, mi fa sentire “a casa”.
E non è una cosa che si può spiegare, se non la senti dentro.
Il “viaggiatore”, invece, riesce a trovare risonanze di ciò che vede dentro di sé. E dentro di sé porta traccia (un odore, un sapore, una luce particolare o solo uno scorcio di poesia, intravisto e mai più dimenticato) dei luoghi per i quali è passato. Il “viaggiatore” si lascia contagiare dalle atmosfere, non le fa scivolare addosso ma se ne imbeve.
In questo senso forse sì, la distanza crea un minimo di distacco, quel tanto che basta a riconoscere una cosa diversa da quella cui siamo abituati e “tarare”, di nuovo, i ricordi e le sensazioni. Le abitudini, anche. E forse aiuta anche, l’essere “viaggiatore”, a non dare per scontate alcune cose.
 
Chiede poi, l’amico, se riesco a farmi sorprendere dalla bellezza.
 
Io credo che la bellezza sorprenda sempre, un poco. Intanto perché, di solito, si annida dove meno te l’aspetti e ti arriva alle spalle, facendoti quasi sobbalzare. L’abitudine, invece, ti rende quasi indifferente ad essa, ne smorza toni e colori, la rende prassi privandola dell’eccezionalità che la fa risaltare. Alza poi il metro secondo il quale la giudichiamo, rendendoci esigenti e schizzinosi. E quindi, per sorprenderci, occorrerà qualcosa di davvero eccezionale.
Io comunque credo nella bellezza delle piccole cose.
Credo che nei viaggi non sia importante la velocità, quanto la possibilità di guardarsi intorno, di fermarsi, di cambiare ritmo. Non credo nelle tabelle di marcia né nei programmi “blindati”. E poi, sono una ritardataria cronica (tranne nel periodo in cui facevo l’accompagnatrice turistica, e un cliente mi chiamò “sergente di ferro”, ma questa è un’altra storia).
  
Credo infine che questo vivere con un piede in due città sia bello, per certi versi. Per altri, invece, è come sentirsi una “mezza mela”, oppure stare in equilibrio su un’asse ideale che congiunge interessi, affetti, ritmi di vita molto distanti tra loro.
 
Bello, sì… ma faticoso, anche.
 
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scomparto:ficurinnia

martedì, 16 maggio 2006
 
In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei “lampadieri” che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all'indietro, appoggiata sulla spalla, con il lume in cima. Così il lampadiere vede poco davanti a sé, ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci prova. Non per eroismo o per narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita...
Tom Benetollo, citato da Rita Borsellino al Congresso ARCI,
Palermo, 11 febbraio 2006
 
“A volte tirarsi indietro e rinunciare è come perdere senza aver giocato.”, lo scrivevo qualche giorno fa, pensando a un amico che, invece, non ha rinunciato, pur sapendo che giocare potrebbe non portare a una “vittoria”.
 
Non nel senso “tradizionale”, almeno.
 
L’ultima volta che sono stata a Palermo ci siamo incontrati nella sede del Comitato per Rita Borsellino Presidente.
 
E non poteva essere in altro luogo, visto l’impegno e l’amore che ha sempre mostrato per la sua, la nostra terra.
 
Un po’ di tempo dopo, per telefono e per mail, mi disse che gli era stato proposto di candidarsi nella lista per le regionali, chiedendomi cosa ne pensassi.
 
Gli risposi che era una strada tutta in salita – e certo lo sapeva anche lui – ma che era ancora un modo per impegnarsi, per giocarsi.
 
Ed è con questo spirito, credo, che alla fine ha accettato. Pur sapendo che la “vittoria” sarà difficile, pur sapendo che il “traguardo” non è tanto il fatto di essere eletti, quanto di essersi giocati.
 
E’ l’impegno personale a favore di una causa in cui si crede, anche se i frutti non li godrà forse direttamente, ma avrà contribuito a un disegno più grande.
 
Questo è il mio amico.
“Un uomo semplice, che crede nelle cose semplici: onestà, trasparenza e legalità”. Non sono solo parole, per lui, e si sente in quello che dice, e si vede nel modo in cui ha vissuto e continua a vivere.
Forse è per questo che in questi giorni chiunque lo conosca sta cercando di aiutarlo, come può, in questo suo impegno. Una campagna elettorale fatta di poche cose – tutte basate sulla buona volontà e sulla disponibilità di amici e di parenti, ché soldi non ce n’è – ma di stima, e amicizia, e calore.
 
Di certo è per questo (ma non solo) che sono così orgogliosa di essere sua amica (e commare, anche).
 
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scomparto:facce conoscenti, ficurinnia

lunedì, 15 maggio 2006

Dall'oroscopo di Brezsny  (l'unico che vada la pena leggere, a parer mio):

Cancer... what else?Cancro (21 giugno - 22 luglio)

In questo momento hai la possibilità di raccogliere un milione di dollari a scopo di beneficenza, potresti fondare una solida organizzazione o convincere una persona depressa a non suicidarsi. D'altra parte è anche possibile che tu raggiunga il punteggio record in un videogioco o che ti ubriachi a tal punto da meritare un servizio del telegiornale. In altre parole, Cancerino, ci sono ottime probabilità che tu faccia qualcosa di grande, che si tratti di una cosa intelligente e importante o stupida e inutile. Scegli attentamente come vuoi che si manifesti questa tendenza cosmica.

Si accettano suggerimenti.
(presto, però, che giovedì è alle porte)

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scomparto:ammatula

giovedì, 11 maggio 2006
 ma non ho abboccato
 
Giornata delle Scritture di Strada - Roma Villa Celimontana (foto di almostblue58) 
(foto di almostblue58
 
In questi giorni è difficile staccarsi dai ricordi della Giornata delle Scritture, e questa scatola mi fa venire in mente alcune cose.
 
La prima, è che in molti ci siamo divertiti a tracciare dei segni su questo volubile supporto, sapendo già che presto avrebbero lasciato il posto ad altre scritte, ad altri passaggi.
 
La seconda mi è stata raccontata non ricordo da chi, a proposito di questa scatola. Un uomo si è avvicinato al tavolo, per chiedere cosa stessimo facendo. Uno dei ragazzi gli ha risposto che eravamo lì per liberare le parole, e l’uomo: “Lo faccio anch’io, sono uno scrittore”.
“Ci lasci un segno del suo passaggio, allora” lo hanno invitato i ragazzi, “anche qui” indicando la scatola della sabbia.
E lui, di rimando: “Ma non vedete che qualcuno l’ha già fatto?” e ha scosso le spalle, andando via.
Nella scatola, tracce leggere segnavano degli ideogrammi, che altre mani hanno trasformato in fiori, in parole d’amore  o di protesta.
 
E infine, l’amo mi ha fatto pensare alla storia che non voleva essere raccontata.
 
Mi chiedo se abboccare a un amo è sempre segno di stupidità, o a volte può rappresentare una scelta di vita, anziché di morte.
 
A volte tirarsi indietro e rinunciare è come perdere senza aver giocato.
A volte bisogna rischiare, cercare di afferrare l’esca anche se sappiamo che l’amo può essere pericoloso, solo perché rischiare è vivere.
 
E rifiutare di rischiare può non voler dire essere furbi, ma semplicemente non aver vissuto.
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scomparto:ammatula, pizzini

lunedì, 08 maggio 2006
Alle grigie (e non solo in senso meteorologico) previsioni della vigilia, Roma ha contrapposto i colori della giornata delle Scritture.

Il bianco delle magliette, coperte poi da scritte colorate: rimarrà nella storia della giornata il “bella zii” sulla maglietta di Paul, che tanta curiosità ha destato nel cameraman del TG3.  "Perché" sia stato scritto, comunque, è rimasto  tra i tagli in sede di montaggio.

Il rosso “da non usare” per riguardo a dreca, ma che saltava fuori dappertutto: nella gonna di melampira, nelle borse mia e di Giorgi, nelle scritte sulle magliette ("Era un'era" recitava quella di heraclitus), persino nella grande pentola in cui la generosa e instancabile mamma di cyberalice ha compresso circa due chili di insalata di riso, che ci hanno sfamato tutti.
Che rosso e nero poi, non vadano sempre d’accordo, lo diceva pure il foglietto che un bambino ha scritto a spiegazione del segnale di divieto di sorpasso: “Vietato alle macchine rosse stare accanto alle macchine nere”. “E perché?” si chiedeva una bimba, leggendo. “Forse perché non sono milanisti” rispondeva, seria, la sua compagna.

E poi il verde del foulard di Giorgi e della maglietta di sua figlia Giulia, vera star della giornata, che con le sue amiche si è divertita a scrivere di tutto, perfino di “aranciate amare anche africane” oppure di “rinoceronti rossi ruminanti”.

L’azzurro del tunnel di Francesca, che i bambini percorrevano prima di arrivare al grande foglio bianco su cui potevano colorare con le mani, “aiutati” dagli adulti che si divertivano forse più di loro.

L'argento onnipresente delle macchine fotografiche di Stella o delle telecamere della TROUP, la troupe di instancabili ragazzi che ci hanno seguito per l'intera giornata, fino a esaurimento batterie.

Il rosso, ancora, delle spalle di melampira o del mio naso, a fine giornata.

Il giallo della grande S che iniziava il “telale” di Francesco, il giovanissimo writer che era arrivato a Villa Celimontana “perché mio padre non vuole che io scriva sui muri”. Ma ha scoperto che i writers avevano rinunciato all’ultimo momento, quando non era stato dato il permesso per l’amplificazione. E ci ha provato, Francesco, a lasciare una traccia - sulla tela almeno - anche se guardava sconsolato il foglio su cui aveva tracciato la bozza e diceva “non ci entra”, e poi quando è finita la bombola ha usato anche la tempera.

Il nero degli abiti degli altri writers che, come Francesco, sono arrivati cercando i compagni che non c’erano, e dopo un poco andavano via: solo un altro si è fermato, a dividere con noi la sua arte.

Ma l’assenza di musica non ha fermato l’intrepido quintetto di Argillateatri: ed eccoli, allora, srotolare metri e metri di carta avorio, antica eppure intonsa, invitando tutti a scrivere qualche parola. Così ogni tanto qualcuno arrivava, afferrava un pennarello e andava via dopo aver scritto, senza magari dire una parola. E in silenzio, poi, il grande elefante arrivò alla torre d’avorio, che nel frattempo era stata costruita, per invitare gli altri a dare uno sguardo al suo interno, dove ferveva un movimento che, a poco a poco, portava alla liberazione e al dono.

E poi il marrone del pelo di Shock, che ha dato il suo contributo alla giornata scavando una buca dove poi ha trovato “riposo” la sabbia della grande scatola su cui, a turno, avevamo tracciato scritte e ideogrammi con un bastoncino.

E ancora il nero, infine, dei sacchi a racchiudere i resti della giornata, e i colori delle scatole a racchiudere invece le storie scritte e ancora da pensare.

 

Tante, ancora, sarebbero le cose da dire, e oltre ai colori ci sono i suoni delle voci amiche dalle altre piazze delle Scritture (Effe, Flounder, Zu, Isabella che poi ci ha raggiunto in chiusura, “ponte umano” tra Torino e Roma), i sorrisi dei bambini e degli adulti, le domande con e senza risposta. Ma questo è solo un assaggio, il resto magari verrà poi. Oppure no.

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scomparto:trispito, pizzini, facce conoscenti

mercoledì, 03 maggio 2006

Non so se il trispito - che, per sua natura, si regge malfermo - riuscirà a uscire indenne dall'onda di visite che lo ha sommerso in questi giorni. Molti arrivano attirati da ingannevoli legami che l'Herr ha voluto porre tra il suo Abraham e la mia ombra,  e forse dovrei preparare un tavolino e un adeguato rinfresco, per accoglierli con qualcosa di meglio che le mie parole.

Al momento, tuttavia, le energie sono state impiegate per preparare qualcosa di gustoso - via, speriamo almeno di commestibile - per la serata di finanziamento di stasera, al 360°, dove si potrà ascoltare buona musica e consumare parole e cibo in vista della Giornata delle Scritture di Strada di Domenica 7 maggio, oggi addirittura segnalata su Repubblica (sì, Fdd, è un esercizio di link, ogni tanto ne faccio qualcuno).

Domenica parole di pietra (quelle pensate da Raquel), parole di bosco , parole di vetro e di cartone si rincorreranno l'un l'altra cercando di spiccare il volo, o di agganciarsi alla Terra per renderci più agevole il cammino.

Ma riusciremo a seguirle, e farci liberare da loro, solo se ci ricorderemo di giocare (con le parole e con noi stessi). 

 

SdS - Roma (grazie a Blulu per lo schema e le immagini)

 

Ecco, quelle saranno parole che varrà la pena leggere (e scrivere, anche).

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scomparto:trispito, ammatula