venerdì, 28 luglio 2006
Che apprezzi l’oroscopo di Brezsny, ormai è chiaro anche ai sassi (se passano di qua). Il motivo è che ci trovo spesso spunti di riflessione, indipendentemente dalla accuratezza delle previsioni.
 
Prendiamo, ad esempio, quella per la settimana che comincia oggi*: 
 
                                        Cancro (21 giugno - 22 luglio)
Cancro (21 giugno - 22 luglio)
Le prossime notti potresti fare sogni inquietanti. Potresti vedere aquile che scendono in picchiata su teneri agnellini, leoni che balzano addosso a graziosi cerbiatti e prepotenti che rubano i soldi della merenda ai bimbi nel cortile della scuola. Tuttavia questi sogni non sono di cattivo auspicio. Se reagirai nel modo giusto, non si riveleranno profezie di quello che sta per accadere nella tua vita da sveglio. Qual è la reazione giusta? Cerca di indurire il tuo lato più sensibile. Rafforza le barriere che circondano la tua vulnerabilità. Difenditi con coraggio leggiadro, non virile.

Sogni o non sogni - e non è detto vi saranno - quello che mi colpisce è il riferimento alle barriere che circondano la vulnerabilità.

E’ qualcosa di molto generico, direte voi, e in un certo senso avete ragione.
Ma per me è molto personale.
 
Dopotutto, per nascita (cancro=granchio) e per nick (riccio) mi trovo ad essere rivestita di barriere che servono, appunto, a proteggere la mia vulnerabilità, e che ho imparato a usare, con alterne fortune, fin da piccola.
Chiudere le emozioni in una corazza di razionalità è una cosa che, di solito, mi riesce bene.
Ci sono le eccezioni, ovvio: una cosa cui non resisto, per esempio, sono i film. Su quelli, sciupo pacchi di fazzolettini (e non sono un caso raro neanche qui).
 
Mi sono resa conto, però, che barriere troppo alte, o troppo spesse, sono difficili da gestire. A volte danno un falso senso di sicurezza, e corri il rischio di sovraccaricarle e rischiare che si incrinino.
 
Da qualche tempo, perciò, mi trovo a studiare come e quando utilizzare un sistema di chiuse che possa, almeno in parte, lasciar filtrare quello che sta all’interno delle barriere. Quello, però, mi riesce meno bene, devo fare esercizio.
 
Questo richiamo a rinforzare gli argini, è un avviso di tempesta?
Non lo so, forse.  
In ogni caso, se in giro vedrete dei sacchi di sabbia, sapete perché.
 

Intanto, a proposito di leggiadria… qual è il colore di moda per gli stivaloni antipioggia?

*(curiosità: nei commenti, MF sostiene che l'oroscopo è riferito al 4/24 agosto e questa, effettivamente è la data ad oggi riportata dalla pagina italiana. Però la pagina originale mi conferma 28 - anzi, 27 luglio come inizio)

riposto da riccionascosto alle 12:00 | post & commenti | commenti (5) (popup)
scomparto:ammatula, granci

martedì, 25 luglio 2006
Ho scritto una volta che per me il tatto è uno dei “dieci motivi per cui la chiamiamo Vita”.
 
Ma sono spesso gli odori che prendono possesso, oltre che del naso, anche della mente. Suscitano ricordi o improvvisi desideri, guidano i piedi o li fanno arretrare, alimentano nostalgie e passioni.
 
Per anni, entrando nella camera di mia nonna – anche dopo che mio fratello ne aveva preso possesso – sentivo il suo odore di borotalco e cose buone. E l’altro giorno, in ufficio, il sapone mi ha riportato alla mente mio nonno. Per quasi un’ora non ho fatto altro che accostare di tanto in tanto le mani al viso per sentirlo di nuovo vicino, almeno un poco.
 
Ci sono odori che attraggono - dipende dai feromoni, in fondo siamo sempre animali – e per fortuna non sono gli stessi per tutti, altrimenti sarebbero guai.
 
Ci sono poi odori – e anche questi variano da persona a persona – che respingono (nella preistoria, un bicchiere di whisky salvò la mia virtù finendo tra le labbra di un mio corteggiatore).
 
In estate, quello che va per la maggiore è “l’odore di prossimo” (così lo definisce mia madre, quel misto di sudore e deodorante che ti assale le narici all’improvviso), malgrado la pubblicità ci riempia di ascelle che sfidano l’aria e le altrui percezioni.
 
E, a proposito di percezioni, ci sono gli odori “fantasma”, quelli che non senti davvero, ma ti pare di sentire quando pensi a una determinata cosa o persona. O che ti assalgono alle spalle, all’improvviso.
 
Gli odori servono a conoscere e riconoscere. Quante volte un uccellino caduto dal nido e rimesso su è morto perché la madre non ne riconosceva l’odore? E nel sonno, questo nostro riflesso lo recuperiamo talvolta anche da adulti, dopo averlo perso, pian piano, da bambini.
 

La sorellona vi dirà – e lei ne è la prova – che senza odori si vive bene lo stesso, ma chi ha mai abbracciato un bimbo e ne ha respirato l’odore inconfondibile, saprà che non è la stessa cosa.

riposto da riccionascosto alle 15:42 | post & commenti | commenti (11) (popup)
scomparto:ammatula

mercoledì, 19 luglio 2006

Me lo ricordo ancora, il 19 luglio del 1992.

Ero sperduta con il mio reparto scout ai limiti del Parco Nazionale d'Abruzzo, quando arrivò l'assistente con la notizia.
E non ci volevo credere.
Mi sembrava che l'uccisione di Falcone fosse ancora troppo vicina perché la mafia rialzasse il tiro, e invece...

Per anni, ho avuto la sensazione che la morte di Borsellino fosse come posta in secondo piano, nella memoria collettiva, rispetto a quella di Falcone. I cortei che il 23 maggio sfilavano fino all'Albero Falcone, coperto di fazzolettipizzini e disegni, erano molto più numerosi di quelli che, il 19 luglio - complice forse una città svuotata dalla canicola estiva - raggiungevano via D'Amelio.

Oggi, quattordici anni dopo, il ricordo è ancora vivo? Trovo delle tracce qui, e spero non sia troppo poco.

Spero che  ci sia ancora chi, magari in silenzio, continui a ripetersi "LE VOSTRE IDEE CAMMINANO SULLE NOSTRE GAMBE". Anzi, so - per fortuna - che c'è.

riposto da riccionascosto alle 16:24 | post & commenti | commenti (5) (popup)
scomparto:ficurinnia

lunedì, 17 luglio 2006
C'è una mosca, qui, che ha adottato la mia scrivania.
Fuori fa caldo e lei viene dentro, a rinfrescarsi con l’aria condizionata.
Aria… aria anche nel cervello, che non riesce a elaborare pensieri compiuti.
E allora proviamo a raccogliere le idee; se non si trovano parole nuove, riordiniamo almeno le vecchie.
Oppure proviamo a fare come la mosca, e anziché sul guanto di Giulietta proviamo a volare di post in post, tessendo legami tra  le parole altrui (certamente migliori) e i ricordi di parole che ho già scritto, ridestati dalle nuove letture. 
Sarà il solito “esercizio di link” di cui si lamenta Fdd, vi avverto.
Per cui, se non vi aggrada, potete volar via.
Epperò è anche un po’ colpa sua, se li faccio.
Perché le sue sinestesie tra parole e colori mi fanno ricordare nomi quasi dimenticati, e i suoi silenzi me ne riportano alla mente altri, che per me sono pieni di sfumature.
E così parole, colori e silenzi si mescolano fra loro.
Io, nel frattempo, mi riposo un po’.
riposto da riccionascosto alle 18:06 | post & commenti | commenti (6) (popup)
scomparto:ammatula, pizzini

mercoledì, 12 luglio 2006
Premessa: Se mia nonna fosse qui, credo che scuoterebbe il capo, commentando “Ma comu ti spercia, cu ‘stu cavuru?”, intendendo “Come ti viene in mente di parlare di cose di cui non sai – o perlomeno, non ti ricordi – niente, e per di più in un momento in cui la temperatura consiglierebbe di utilizzare poco o per nulla e le residue funzioni cerebrali?” (Ahi, la sintesi del dialetto!). Ma non c’è, per sfortuna vostra e, soprattutto, mia. E quindi.
 
In questi giorni non si fa che parlare di Mondiali, di Campionato, di festeggiamenti e di confronti. Con Spagna ’82, ovviamente. Tardelli e Grosso, Pertini e Napolitano, i gesti studiati per le telecamere e le coppe sollevate al cielo.
 
Nel mio personale calendario il 1982, oltre che per i Mondiali – cui allora assistemmo tutti a casa mia,  in formazione scaramanticamente compatta famiglia + amici con posti assegnati fin dalla prima partita – ha concentrato, nel mese di luglio, tre pietre miliari. In ordine cronologico, i miei diciott’anni e la morte di mia nonna, con gli esami di maturità a infilare gugliate tra l’uno e l’altro (prima, durante e dopo).
 
I pronostici delle materie – allora, per chi se lo ricorda, ne venivano estratte quattro, su due delle quali si sarebbe svolta la prova orale – venivano fatti secondo la legge dell’alternanza. Le materie che erano “uscite” l’anno prima non sarebbero probabilmente state sorteggiate di nuovo. Una lotteria, insomma. Comunque fosse, io avevo scelto fisica e filosofia, con un ambizioso piano di collegamento tra le due. Per la prima volta nella mia vita scolastica, ero pure andata a lezione privata. Con un’insegnante le cui lezioni di fisica erano essenzialmente formate dalla lettura di un capitolo e dalla chiosa “che bella la fisica, ragazzi”, c’era poco da fare, se volevi capirci qualcosa. Per coincidenza (o, come dice il Bardo, per sinergia, posto che le coincidenze non esistono) la consorte del professore di fisica era professoressa di filosofia, nonché figlia di un filosofo. In realtà era lui ad essere il di lei consorte, ma la “strana coppia” meriterebbe un capitolo a sé. Anche perché alla fine, in barba ai pronostici della vigilia, a marzo furono estratte per l’ennesima volta italiano, lingua straniera, storia e geografia astronomica, e io smisi di studiare fisica e filosofia.
 
Confesserò a questo punto che tutto quanto scritto finora è una patetica scusa per spiegare quanto poco c’entri quello che sto per dire con la fisica e la filosofia (visto che di esse so poco e niente). Il “comu ti spercia” sarebbe stato sufficiente, ma non ho resistito.
 
Insomma, il fatto è che ieri mi chiedevo, tra me e me, come sarebbe la vita se la fisica fosse applicabile anche ai sentimenti.
 
Per esempio: “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”.
 
La mia esperienza – e immagino anche nella vostra – è del tutto diversa. Non solo spesso si equivoca il termine “contraria” e la reazione è “opposta” (odio/amore, antipatia/simpatia, attaccamento/repulsione), ma se ti va bene e il “contraria” è appunto “reciproca”, è l’intensità della reazione che ti frega.
 
Non è mica uguale, no. Anzi. Direi che tende a sovrappesare l’azione in caso di sentimenti negativi e a sottopesarla per i sentimenti positivi. Un’offesa rischia di scatenare una faida generazionale, mentre la passione riceve spesso un’accoglienza freddina.
 
Certo, esiste sempre la possibilità opposta. Ma mentre nel primo caso ci troviamo più probabilmente davanti un santo, uno stoico o un bramino – che risponde a uno schiaffo porgendo l’altra guancia, o ignorando il dolore – nel caso della passione amorosa divampante si corre il rischio di iniziare da un’affettuosa amicizia e finire invischiati in un’attrazione fatale.
 
Mica lo so cosa è peggio.
 
“Una reazione uguale e contraria” sarebbe invece indice di maggiore trasparenza. Io ti do uno schiaffo, tu me lo restituisci e finisce lì. Tanto, si potrebbe continuare fino alle calende greche, la situazione rimarrebbe di parità. Sui baci si può continuare a piacere, ma non ci sarebbero equivoci, o forzature, o desideri non corrisposti.
 
Per le relazioni interpersonali, e in particolar modo quelle di coppia, si potrebbe poi pensare di applicare l’equazione della diffusione del calore secondo la quale, a grandi linee (i puristi della fisica non me ne vogliano, con l’età la memoria è quella che è), un corpo tende a lungo a conservare il proprio calore per poi perderlo progressivamente.
 
Una parabola discendente, insomma.
 
Però prevedibile, e addirittura calcolabile in anticipo, come le opzioni finanziarie, con una scadenza più o meno lontana in base alla temperatura/passione iniziale. Reciproca, ovviamente.
 
Non sarebbe tutto più facile?
 
Niente suicidi per abbandono, o delitti passionali. Antipatie o simpatie reciproche e riconosciute, nessun tradimento, reazioni prevedibili e controllate.
 
Sì, lo so, ho capito.
Una noia mortale.
riposto da riccionascosto alle 12:07 | post & commenti | commenti (11) (popup)
scomparto:ammatula, sperciate

venerdì, 07 luglio 2006
Sì, lo so, è il solito Brezsny.


Cancro (21 giugno - 22 luglio)

Questo è un momento perfetto per cercare di radunare un gregge di gatti, costringere gli eremiti a fare il karaoke e convincere gli anoressici a mangiare un hamburger vegetariano con tanto di contorno. In altre parole, Cancerino, tutto quello che finora è stato inconcepibile può diventare probabile. Avventure che credevi di non avere il coraggio di affrontare diventeranno improvvisamente alla tua portata. Fai sparire un po' di quella paura che pensavi ti avrebbe vincolato per sempre.


Però a me piace. E poi,  l'idea di dare un calcio all'im (possibile) non è male, vero?
E dunque.

Ad ogni modo, se devo fare come Kaa nel Libro della Giungla...

si accettano prenotazioni.
riposto da riccionascosto alle 07:33 | post & commenti | commenti (15) (popup)
scomparto:ammatula

mercoledì, 05 luglio 2006
Dalla finestra aperta saliva, non filtrato, il suono di una fisarmonica.
Lente all'inizio, e poi vive d'improvviso, erano le note di Oblivion a rendere languida la controra.
Come i ricordi, che si fanno strada a poco a poco nella mente fino a colpirti all’improvviso, per poi lasciarsi chiudere in un angolo.
Solo fino alla prossima volta.
 
Si sorprese a sorridere, pensandoci.
La prossima volta sarebbe stato l’indomani.
Stessa ora, stesso posto. Era diventato ormai un appuntamento; un sollievo per le sue orecchie, quasi rassegnate all’ossessivo ritornello di un video pubblicitario che contendeva ai rumori stradali la colonna sonora delle sue giornate lavorative.
 
Le note, però, non sarebbero state le stesse.
Cambiavano di giorno in giorno, quasi corteggiando il suo umore del momento:  se era stanca, era una tarantella a tirarle su il morale, un tango a suggerire altre “sieste”. Talvolta era una canzone d’altri tempi – francese, forse – a disegnare nostalgie o a destare sorrisi.
 
Mai più di un brano o due, comunque.
Poi la fisarmonica taceva per tornare a farle compagnia nell’ora più calda, quando il sole cocente invitava ad accostare persiane e toglieva la fame.
Lasciava allora i vetri un po’ discosti, a cambiar l’aria della stanza ora vuota e silenziosa, gustando in solitudine un gelato acquistato di fretta.
A volte usciva per una breve passeggiata, sfidando l’afa e le ondate di turisti; aggirava entrambi seguendo l’ombra in percorsi tortuosi. In quei pigri vagabondaggi le sembrava, talvolta, di riconoscere il suono dello strumento appena dietro l’angolo. Non era però riuscita a vedere il suonatore. Provava a seguirne le tracce, ma quello sembrava svanire nel nulla e si convinse che, forse, era meglio così.
 
Dopotutto, in questo modo era come se la musica sorgesse quasi per magia, e per lei soltanto.
 
Lo vide invece,  un giorno, per accidente.
Aveva appena voltato l’angolo e si affrettava verso il supermercato, tentando di anticipare l’esercito degli impiegati in cerca di panini imbottiti o verdure precotte. Fu una nota lunga ad attirare la sua e l’altrui attenzione prima che la musica riempisse la stradina. Sollevò lo sguardo dal pavet sconnesso, ed era lì.
 
Alto, piuttosto magro, folti baffi e un cappello di paglia calato sugli occhi.
Contro la pelle scura i denti bianchissimi si aprivano in un sorriso, mentre le mani correvano veloci su tasti e pulsantiera.
Un gitano, forse, o un sudamericano. Non riusciva a capirlo bene, né voleva fissarne troppo a lungo il profilo mentre gli camminava incontro.
Accanto a lui una donna dai lunghi capelli scuri ed un sorriso intento agitava un tamburello senza un ritmo apparente, mentre la lunga gonna le oscillava intorno alle gambe in una danza accennata.
Sembrava più attenta all’umore dei turisti seduti ai tavoli del bar che alla musica del suo compagno. Ne studiava i volti, come a cercarne la generosità dai tratti. O forse erano i piatti colmi che guardava con tanta attenzione, chi poteva saperlo?
 
Affrettò il passo, superando musicanti ed avventori. Alle sue spalle, il suono gutturale del tedesco inizò a mescolarsi con le note di un valzer.
 
 
(a volte le parole seguono strade inaspettate. Come le note, sempre le stesse eppure ogni volta diverse, in combinazioni pressoché infinite. Ho provato a giocare con l’incipit di Suoni; uguali le note, diverse le risonanze).
riposto da riccionascosto alle 10:06 | post & commenti | commenti (4) (popup)
scomparto:cunti

martedì, 04 luglio 2006
Che la nostra vita sia ormai dominata dalle macchine, ce ne rendiamo conto quando un improvviso black-out ci lascia in preda a un imbarazzante silenzio.
Scopriamo allora come sia diventato familiare – tanto da non sentirlo più come un rumore – il ronzio delle ventole dei computer, o come il gesto più naturale, nel cercare un’informazione, sia spostare il mouse per aprire una finestra internet.
E quando davanti ci troviamo uno schermo funereo, ci guardiamo intorno smarriti, chiedendoci se il lavoro che ci ha occupato la giornata – e ci ha quasi fatto dimenticare di pranzare – sia irrimediabilmente perso, o se il salvataggio automatico ci ha risparmiato, almeno stavolta.
Proviamo quindi a riordinare le idee, ma la mancanza di energia elettrica ci rende simili a piccoli insetti, che un’improvvisa folata di vento o un bambino dispettoso ha messo pancia all’aria e che dibattono, impotenti, le zampette nel tentativo di rigirarsi.
Cerchiamo di prendere appunti, ma l’abitudine al correttore e ai ripensamenti riempie il foglio di tagli e cancellature, che rendono più difficile anche seguire i pensieri.
Alla fine, l’unica cosa utile che riusciamo a fare è riordinare la scrivania, eliminando le carte che per mesi abbiamo accumulato, gli articoli invecchiati e mai riletti, i dati ormai storici e non riutilizzati.
Non dimenticando mai di lanciare un occhio speranzoso al monitor, che rimane però muto e insensibile ai silenziosi richiami.
riposto da riccionascosto alle 10:03 | post & commenti | commenti (10) (popup)
scomparto:ammatula