Il fatto è che da quando ho letto questa notizia mi frulla in mente la parola accoglienza.
Sarà che negli ultimi tempi è una parola che ricorre spesso, nella mia vita...
Ma che cosa vorrà dire, sul serio, accoglienza?
Uno sguardo al vocabolario:
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accoglienza ac|co|glièn|za s.f.
l’accogliere; il modo in cui si accoglie: un’a. buona, calorosa, cordiale, cattiva, fredda; fare buona, cattiva a. |
(e vediamo accogliere, allora)
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accogliere ac|cò|glie|re v.tr. (io accòlgo)
1a ospitare: ci ha accolti in casa sua | di qcs., contenere, accogliere: l’albergo accoglie numerosi pensionanti, la sala accoglie mille persone 1b ricevere all’arrivo qcn. o qcs.: a. un amico; a. una notizia, apprenderla; spec. seguito da un avv. di modo: a. a braccia aperte, a. freddamente una notizia | ammettere, includere: a. nel proprio gruppo 2 accettare, approvare: a. una proposta, una richiesta, una preghiera 3 capire, intendere: per quanto ho da lor detti accolto, | m’han promessa e venduta a un mercadante (Ariosto) 4 ammainare: a. le vele |
... non chiarisce le cose.
Non del tutto, almeno. Cerco di spiegarlo a modo mio.
L'accoglienza (per me) è un valore spesso banalizzato, se non dimenticato, ma che entra (o dovrebbe entrare) in tutti i rapporti interpersonali, persino in quelli lavorativi.
In ognuno di essi, ovviamente, assumerà forme diverse, ma una volta entrata nella nostra vita non potrà se non permearne ogni aspetto.
Nei rapporti lavorativi sarà un abbandono della gelosia professionale e la riscoperta del trapasso di nozioni - termine ormai obsoleto, credo - in un mondo in cui ormai si è diffuso il detto per cui la conoscenza è potere e non deve essere condivisa.
Nei rapporti familiari sarà mettere il nuovo arrivo (un bambino, ma anche un adulto in una famiglia acquisita) a proprio agio, renderlo consapevole di essere parte di qualcosa cui ha pieno diritto - il calore familiare - ma del quale ha anche una responsabilità (questo, ma è ovvio, diventerà consapevolezza in modo graduale con l'età, ma anche i bambini sanno essere responsabili, se coinvolti).
Nell'amore sarà condivisione, perchè accogliere, se è accettare l'amore dell'altro e farlo proprio è anche consentire all'altro di accedere ad alcuni luoghi remoti del proprio cuore e della propria anima.
E' fidarsi a tal punto da consegnarsi all'altro, non solo nella facciata che riserviamo al mondo esterno, ma nei propri difetti e debolezze, senza per questo dimenticare che l'altro ha una propria sensibilità e dei propri spazi che vanno rispettati.
Nell'amicizia l'accoglienza non è forse l'ingrediente principale, ma dà un sapore importante al rapporto.
L'amicizia è poi una forma d'amore, forse meno "egoistica" (uso il termine tra virgolette, perchè l'Amore, quello con la A maiuscola, rifugge dall'egoismo), certamente meno esclusiva. Davanti all'amico tolgo la maschera che uso per il mondo, gli lascio vedere il mio vero io ed accolgo in me, come in uno scrigno, i segreti che egli mi confida.
Ma il vero senso dell'accoglienza, secondo me, è il rispetto della diversità.
Che è poi tra le cose più difficili.
Io ti vedo per quello che sei, non come vorrei che tu fossi.
So che sei diverso da me eppure accetto questa tua diversità (la accolgo) e ne faccio un punto di forza della nostra amicizia.
Perchè se tu sei forte dove io sono debole - e viceversa - potremo sostenerci nelle difficoltà.
Sarà più difficile cadere, perchè non zoppicheremo mai dallo stesso lato.
L'accoglienza è quindi creare un gioiello risplendente dove altri vedono un buio che fa paura: la diversità.
Perchè l'accetta, la capisce, la ospita senza tentare di cambiarla.
Difficile da dire, in un mondo in cui l'omologazione (del pensiero, della parola, del modo di vestire e di comportarsi) è dominante.
In un mondo in cui se non sei firmato (e uniformato) non sei nulla.
Ma forse, proprio per questo, è una delle cose che vale la pena di riscoprire.
scomparto:neglie, sperciate












