mercoledì, 28 febbraio 2007
Ieri, finalmente, Melampira mi ha detto che il video delle Scritture di Strada Romane era pronto.

Non vedevo l'ora! (In realtà, ho scoperto poi, era online da qualche tempo, ma la comunicazione si era persa per strada)

E allora, introdotte dalle Rosse R rotolanti di Lula e delle sue amiche, ecco a voi le Scritture a colori:






(Grazie ancora a Melampira e al gruppo che ha collaborato alla riuscita della giornata e ha prodotto il video)
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domenica, 25 febbraio 2007

Due ruote, quattro piedi, sei occhi
tempo trascorso senza rintocchi

Bianche tentazioni non assecondate
Gialle, ben tre cose illuminate.
 
Foto per fermare altrui momenti
Seduti sopra muri o pavimenti
 
Ed altre fatte per suscitare il riso
Di chi allo scherzo sa fare buon viso

Finestre aperte sul fresco della notte.
Peperoncino e sidro fanno a botte?
 
Giri notturni, soste e passeggiate,
Musica in sottofondo e chiacchierate
 
Sveglie canine, caffè, pronti ad andare?
E tra la folla di nuovo a camminare
 
Infine si ritorna alla stazione
Luogo ove ebbe inizio la riunione
 
(Il tempo trascorso con gli amici è spesso fatto di frammenti di luce. Solo che,  altrettanto spesso, non ci facciamo caso.)
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martedì, 20 febbraio 2007
Ci sono, nella vita di ognuno di noi, delle persone speciali.
Persone che non vedi per tanto tempo, a volte anni, ma a cui pensi con regolarità. Perché con loro hai avuto momenti da dividere, e hai percorso strade, e hai attraversato periodi belli e meno belli.

Con alcuni sei cresciuta, altri ti hanno accompagnato solo per un pezzetto di strada, ma continuano a restare nel tuo cuore.

Io credo di essere piuttosto fortunata, perché nella mia vita ne ho incontrate molte, di persone speciali. E, data la mia innata pigrizia, con molte ho perso i contatti per anni, con altre ho mantenuto il tenue filo degli auguri per le feste o i compleanni, ripromettendomi sempre di andare oltre, ma non riuscendoci quasi mai.

Ci sono persone ancora più speciali, con le quali il filo non si rompe mai, malgrado la distanza. E, al contrario dell’incontro di Guccini, anche anni di silenzi riescono a rompersi in confidenze e confronti di una serata che si vorrebbe continuasse ancora, perché le cose da dire sono tante, e i percorsi sono simili, malgrado le diversità delle esperienze e delle vite vissute.

Quattro donne diverse, quattro vite apparentemente distanti, ma la comune consapevolezza di essere cresciute e maturate, nel frattempo. Di avere acquistato consapevolezza, e fascino, e sicurezza. Di essere davvero Donne (e il maiuscolo è d’obbligo) per le strade che ci hanno condotto ad esserlo, e per la voglia di riscoprire e di vivere la propria femminilità.

E riconoscersi l’un l’altra, anche a distanza di anni dall’ultimo incontro, come se fossero passati solo pochi minuti.

Sì, a volte le persone speciali si incontrano. E quando lo si fa, in fondo, non si perdono mai.
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giovedì, 15 febbraio 2007

Cammino (di nuovo) per stanze e corridoi che calpestavo tanto tempo fa.
E mi vengono incontro dalla memoria figure allegre e indaffarate, ché si rideva anche lavorando, e il capo ci guardava sospettoso, ma poi si arrendeva davanti alla mole di lavoro svolta.
Silenzio, in quelle stanze, ora.
E volti sconosciuti, seri o pensierosi.
Nessun saluto, poche chiacchiere, lavoro.
Ma forse non sono i fantasmi, ad occupare le stanze.

Forse, è solo l'eco della me di allora.

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martedì, 13 febbraio 2007
S. mi dice, con quel suo modo di parlare (non apre le vocali, le trattiene, sembra assorto in qualcosa di complesso; non saprei, forse filtra il garbuglio dei pensieri), che non c'è  amore dove si cerca completezza.
 
Questo leggo da CalMa.  E poi, subito dopo:

"Di cosa poi dovremmo completarci? Ancora Platone? E' ipocrisia, una visione che non condivido. Vorrei qualcuno che mi sia d'avanzo"
 
Poi il post si richiude, si accartoccia come una lente a contatto ma non si butta, si riscalda come i ciocchi del fuoco acceso ed il pensiero di un amore che d’avanzo non è.
 
Nei commenti al post si tentano definizioni dell’amore, si assumono posizioni a favore del “bisogno”, della “ricerca” o dell’ “avanzo”, appunto.
 
Io non lo so, chi ha ragione e chi ha torto. E soprattutto, se c’è una ragione da una parte e torto dall’altra.
 
Io, per me, le due cose non riesco a distinguerle.
Il “bisogno” e l’”avanzo”, intendo (se con avanzo si può intendere non il superfluo, quello che non ci serve, ma il gratuito, quello che si può dare senza attenderne una ricompensa).
 
Perché più ci penso, più mi viene in mente un’immagine che aquatarkus ha postato nei commenti di questo post  di sphera 
 
 
si tratta – dice Aquatarkus – di una bottiglia di Klein, cioè di una superficie per cui non c’è distinzione tra interno ed esterno.
 
E lo stesso, secondo me è per l’amore. Come facciamo a distinguere dove finisce il nostro bisogno, il completamento, il nostro prendere, e dove comincia la gratuità, il dono, ciò che possiamo dare?
 
Io non lo so, Ma devo dire una cosa: non mi sembra neanche importante.
 
(Un flash. Pochi fotogrammi di un film, una battuta: “Quando inizi ad analizzare un rapporto, è già morto”).
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lunedì, 12 febbraio 2007
C’è una fonte di ispirazione che non tradisce (quasi) mai il blogger in crisi di creatività: i referrers, cioè le chiavi di ricerca con le quali i visitatori incauti arrivano al blog.
 
Normalmente non ne faccio cenno, anche perché in generale su questo blog tale fonte è praticamente inesistente, o mortalmente noiosa. Ancora oggi, la maggior parte dei visitatori arriva qui cercando “ricc*o”, anche se non sa quello che troverà.
Di recente, però, le acque si stanno muovendo, anche se son ben poco torbide, rispetto ai ben più strani referrers visti in blog amici. Ci sono, in buona parte, riferimenti a pip*no il breve – asteriscato per ovvi motivi – e richiami agli uccelli che muoiono sulle spine, qualche termine siciliano e delle “corde vocali pigre” non meglio definite. Due però mi hanno incuriosito:
 
chi arriva qui dicendo che ama uno sceicco arabo e chi si interroga sul fatto che ha un amante da 16 anni.
 
Ok, prendiamo per buono che io abbia scritto di ciò, tanto da “meritare” questi approdi; il mio spirito da boy scout mi impone di fare la buona azione quotidiana. Poi siamo nella settimana di S. Valentino, e quindi vediamo di aiutarle, queste povere care (o cari, senza pregiudizio alcuno):
 
Cara amica “amo uno sceicco arabo”,
sono contenta per te.
Tuttavia mi chiedo quale sia il problema, tanto da indurti a trovare conforto in una ricerca.
E’ un problema di etichetta? Di protocollo? Di denaro?
Capisco che la maggior parte delle indicazioni che hai trovato in giro ti riportino al sesso orale, ma non credo che una banconota da un milione di sterline (cui ti rimanda il referrer) ti sia stata utile.
Ti auguro miglior fortuna la prossima volta (e, dovessi avere successo, ricordati di me)
 
Cara amica “ho un amante da 16 anni”,
non ho capito se la tua ricerca è propedeutica alla rottamazione, se hai bisogno di fare un tagliando (o addirittura la revisione, che in quel caso credo sia d’obbligo per entrambi i rapporti) oppure di qualcosa che al momento mi sfugge.
Capisco che l’accenno al menage a trois ti abbia fatto ben sperare. Mi duole quindi informarti che mi riferivo a Barbie, Ken e Big Jim, impegnati da me in un plastico triangolo, ma ormai ben più di sedici anni fa…
Comunque, dovessi ripassare di qui, fammi sapere se ti posso essere utile in altro modo. Chessò, un riferimento a “gelosia che porta alla pazzia” o “delitti passionali”, ti potrebbero servire?
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venerdì, 09 febbraio 2007
Ci sono giornate che scivolano come seta sulla pelle, con semplicità e leggerezza e un piccolo brivido al contatto.
Il piacere di una cosa fatta bene, i pensieri che fluiscono vivi e leggeri, gli incontri con idee e cose nuove fa fare e progettare, che lasciano una scia di aspettativa ed eccitazione.
E a fine giornata ti senti viva e speciale, e chi ti sta accanto non può non notarlo.
 
Ci sono giornate di ovatta, che si fanno spazio tra cieli grigi e pioggia battente, e si rannicchiano nella morbidezza di un piumone e nella pigrizia del pensiero.
Giornate sonnacchiose, in cui ogni gesto sembra fatto alla moviola e il languore ha preso il posto dell’energia quasi dissolta.
E a fine giornata, chissà.
 
Oggi è una di queste, ieri una di quelle.
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martedì, 06 febbraio 2007
Da Hanging Rock si discute della lunghezza degli sguardi, e di come alcuni di essi restino impressi nella memoria e diventino la misura “per sempre" di quella persona per noi, la sua immagine fotografica all’interno del nostro cuore.

(Per me, ad esempio – e lo scrivevo nei commenti – di mio marito rimane, tra le altre, l’immagine del momento in cui l’ho scelto, e il suo sguardo di allora)

Questo però è solo ciò che è scritto sul post, perché nei commenti la storia si allarga, e si parla di lunghezza dello sguardo impressa nel codice genetico o “appresa” – una sorta di imprinting – nei primi anni di vita. Poi le foto dei blogger da piccoli e quanto il loro sguardo è cambiato – o è rimasto uguale – nel tempo, rispetto a come li vediamo ora (se li vediamo, o li ricordiamo solamente).

E poi la riscoperta della ricchezza dell’essere bambini, i pensieri che nascono nel rivedere le vecchie foto e i ricordi che da esse derivano. Una maggiore consapevolezza, forse, della strada che ci ha portati ad essere quello che siamo.

A proposito di sguardi e foto da piccoli, questa è in assoluto una delle mie preferite. Mi ritrae, nel giorno del mio primo compleanno, in braccio a mio nonno Stefano.

 

primo compleanno

Nel commentare la foto, Hanging dice una cosa che mi sembra bellissima : ” Un abbandono totale, nel corpo, nello sguardo. Anche perché questo papà tiene un abbraccio veramente ergonomico (quanto deve essere bello starsene abbracciati così) (la precisione di un abbraccio –precisione da puzzle- può essere una ragione sufficiente per amare una persona).”

A parte il papà (che invece è il nonno) sono d’accordo su tutta la linea.

Ché anche gli abbracci hanno una loro misura – e intensità. Ci sono quelli che ti fanno sentire amata e coccolata, quelli rapidi che sanno di circostanza e quelli brevi, ma densi come la cioccolata d’inverno. E poi ci sono quelli che ti calzano come un guanto, a misura (it fits, dicono gli inglesi, e nell’infilare una parola dentro l’altra, c’è secondo me una magia speciale)

Ma di questo – e meglio - un’altra volta.

Per ora, andate a leggere qui (e mi raccomando, i commenti). Poi, se volete, prima di tornare passate da qui a raccogliere altri sguardi.

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sabato, 03 febbraio 2007
Ieri, per chi non lo sapesse, è stato il Giorno della Marmotta.
Sì, proprio quello che rivive Bill Murray in "Ricomincio da capo", o Antonio Albanese in "E' già ieri", raro esempio di remake italiano di un film americano (e a 10 anni di distanza, per di più).
Il fatto è stamattina, mentre passeggiavo insieme al cane, mi è venuto in mente che questo post l'avrei dovuto fare ieri, e non ci ho pensato.
E poi ho pensato che molte volte ci diciamo: "se potessi tornare indietro farei così e non cosà" e forse non ci rendiamo conto che fare le cose in modo diverso ci avrebbe resi diversi (come accade ai protagonisti del film) ma che, a differenza di quelli, non è detto che saremmo migliori. Solo diversi.
Perché alla fine, ogni piccolo cambiamento ne innesca a catena degli altri e alcune cose accadono proprio nel momento in cui debbono accadere, né prima né dopo.
E sono quelle che ci fanno essere quello che siamo. Perché pensare di cambiare il passato?
Basta essere attenti al presente, per provare a creare un futuro migliore.

(E tutto questo in una mezz'ora di passeggiata con Ares, con un sole arancio e caldo ad annunciare il mattino e annebbiarmi la vista, almeno per un attimo. Credo di aver bisogno di un caffè, forse devo ancora svegliarmi del tutto)
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