E non ho occhi a guidarmi nella scelta; posso solo affidarmi all'esperienza e alla fortuna.
(grazie a Dido e ad Herr Effe per i preziosi suggerimenti)

Li unisce una mano, stretta forte; un legame che la volontà non spezza.
Vorrebbe svelarglielo e non può; serra le labbra, attende. Se si concentra, forse svanirà. E lo guarda attenta, bevendo dal suo sorriso la forza per conservarlo a lungo.
Non lo conosce lui, ancora: e il suo, di sorriso, arriva agli occhi.
Camminano insieme così, prolungando ancora momenti sereni: buon cibo, vino, parole divise e una tovaglia a fiori.
Hanno alle spalle un destino rosa, di sacralità e devozione; li attende ancora al loro ritorno, ma non ora.
(Ormai tre domeniche fa, ho visitato la mostra Chagall delle Meraviglie. Tra violinisti che volano ed angeli che precipitano al suolo, amanti, artisti ed ebrei erranti, la Promenade attira inevitabilmente lo sguardo, e il cuore)
San Benedetto è stato ieri, ma ancora non vedo rondini.
In compenso stamattina c'era un gruppo di gabbiani che si aggiravano intorno a un palazzo. E' vero che il palazzo ha una forma un poco strana, ma in nessun modo può confondersi con una nave.
Ma ormai alle stranezze siamo abituati, i gabbiani non si limitano più a vivere vicino all'acqua ma si cibano di spazzatura e contendono ai piccioni il dominio delle piazze di città.
Però in questi giorni ho visto anche dei merli, e altri piccoli uccelli, saltellare di qua e di là.
E il cespuglio fiorito resiste, malgrado il freddo.
Forse qualcosa va ancora per il verso giusto.
(avvertenza: il tag del post - ammatula=inutilmente - non è scelto a caso. Le parole per ora latitano; volano intorno alla testa come i gabbiani. Forse, col tempo, torneranno. Come rondini a primavera)
L'inverno ci sta dando un colpo di coda, prima di cedere il passo alla primavera.
Oggi ci regala anche un poco di grandine, tanto per gradire.
Ci sono geli improvvisi, che ci colgono di sorpresa, impreparati, proprio quando eravamo pronti ad accettare un calore che pure ci aveva stupito, al suo arrivo.
Chicchi di grandine, a colpire boccioli freschi, nati fuori tempo.
Domenica, nella passeggiata mattutina, avevo notato, non senza un sorriso, come un cespuglio che da tempo vedevo spoglio, e secco, e improduttivo, all'improvviso si era riempito di piccoli fiori gialli. Neanche una foglia, ma una miriade di punti di sole.
Chissà se resisterà, oggi, alla grandine.
A volte le chiavi di ricerca sono messaggi, indicazioni di una strada da percorrere. E tra le tante, una “accade sovente che durante la notte tutto diventi più chiaro” riprende pari pari la frase di un mio vecchio post in cui, a proposito di grammatica della notte, parlavo dei suoi modi. Rileggendo il post, mi sono accorta che ne mancava almeno uno.Dopo la pioggia, le strade finora deserte si iniziano a riempire di passanti frettolosi.
I cani fiutano l'aria, pulita ed elettrica, e si agitano incontrandosi, frenati dalle mani dei padroni.
L'erba si schiaccia sotto brillanti perle d'acqua, lucida e nuova dopo aver bevuto.
Qualche goccia continua ostinata a cadere dagli alberi frondosi e gonfi.
E poi, arrivano loro.
Tutte allineate nei loro gusci di metallo, dentro i quali uomini e donne sono rassegnati alla lentezza del percorso mattutino. Chi legge il giornale alternando acceleratore e freno, chi chiama gli amici o scrive sms, segnalando il ritardo.
Come le lumache, che sembrano moltiplicarsi dopo la pioggia.
Oggi ho trovato una gif di eriadan che dice esattamente dove vorrei stare, in questo momento, e perché:
(sarà la primavera anticipata, o il bisogno di ferie?)