mercoledì, 27 giugno 2007
Non so quello che succede altrove con l'avvicinarsi del periodo delle ferie (e siamo appena a giugno, anche se luglio è quasi alle porte).
Il mio ufficio sembra sempre più assomigliare alle verdi colline scozzesi. Non tanto per la temperatura (anche se, con le pompe di calore che non funzionano come condizionatori, ci hanno dotati di una specie di maxi-pinguino che, in effetti, ci fa quasi sentire in Antartide), quanto perché sembra di essere immersi nella saga di Highlander.
Certo, le dipartite non sono definitive e nessuno gira con uno spadone di un metro e passa nascosto sotto l’impermeabile (mi sono sempre chiesta come facevano a sedersi, specialmente il cattivone con la spada a due mani), ma l’effetto è uguale.

C’è un lavoro quotidiano, qui, che svolgiamo in cinque o sei: due fissi (io e un mio collega), tre in alternanza più un supporto tecnico part-time (che sostituisco in caso di assenza).

Da qualche settimana, due dei tre “alternativi” hanno dato forfait, perché si occupano a tempo pieno di una faccenda ben più importante.
Lunedì il collega part-time è finito al pronto soccorso per una sospetta intossicazione: niente di grave, per fortuna, ma una settimana almeno di controlli (e di assenza)

Stamattina la terza “alternativa” ha marcato visita per motivi familiari.

Ne resterà uno solo, appunto.

Ma se ho fortuna, questa volta potrei non essere io.
 
(Ah, le ferie, queste sconosciute!)
 
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giovedì, 21 giugno 2007

(elloso che non è il titolo corretto, però mi piace)

Ci sono giorni che nascono di cieli bigi, opachi e incerti, di sguardi assonnati e di pensieri che girano a vuoto.

Poi ti guardi intorno e il cielo - lo spicchio che vedi dalla finestra, almeno - è azzurro e senza nuvole, le tegole sono rosse sotto il sole e i gabbiani volano alti in circolo, cercando cibo.

Dalla finestra aperta, le note di una fisarmonica salgono lente e le parole si formano da sole nella mente:

Guarda 'o mare quant'è bello
spira tanto sentimento...

mentre saluti, con un sorriso, il ritorno di un vecchio amico.

Poi torni a lavorare, ma il sorriso resta.

Ed anche questo, è estate. 

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martedì, 19 giugno 2007

prima, quello che prevedeva l'oroscopo di Brezsny per la settimana (15-21 giugno):

Cancro (21 giugno - 22 luglio)

Qualsiasi forza può diventare una debolezza, se viene sfruttata all'estremo. Qualsiasi abilità può finire per nuocerti se manifestarla in modo irrefrenabile diventa un'abitudine che non ti permette di reagire sinceramente alla cruda verità del momento. È per questo che di tanto in tanto devo consigliare a te (e a me stesso, perché anch'io sono un Granchio) di non cercare di tirare fuori tutti quelli che ti circondano dal loro inferno, anche se ti viene naturale. Questa è una di quelle volte. Per favore, reprimi qualsiasi pulsione a prenderti cura di chiunque tranne che di te. La prossima settimana, dovrai essere la mamma e il papà di te stesso.

magari avrei frenato un po'. 
S
enza saperlo, nel w.e. ho rimediato - almeno in parte - ma al mio rientro mi sono ritrovata a correre più veloce.

Nel frattempo, qualcuno che mi adotti part-time? (astenersi cancerini, non vorrei sentirmi in colpa)

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martedì, 12 giugno 2007

che poi è la frase che Jack Nicholson/Torrance (il protagonista di Shining) scrive ossessivamente sul foglio bianco, almeno nel film di Kubrick. In italiano diventò "il mattino ha l'oro in bocca" (forse per fare riconoscere un proverbio) anche se il significato letterale è "troppo lavoro e nessuno svago rendono Jack un ragazzo stupido".

 "Troppo lavoro" è in effetti la mia condizione attuale, ma qualche svago conto di prendermelo, tanto per non correre rischi.

Nel frattempo, voi divertitevi con questo:

   

E se vi venisse la curiosità, l'autore e interprete del video (un comico/economista, secondo la sua definizione) potrete trovarlo qui.
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martedì, 05 giugno 2007

Qualche giorno fa sono passata a trovare Isa a casa sua, e mi sono imbattuta in questo post, in cui si parlava di anobii.  

Si tratta di una biblioteca virtuale, in cui è possibile costruire la propria collezione ("libreria"), catalogare i libri e girellare tra gli scaffali altrui, per scoprire nuovi libri o gusti comuni, o semplicemente per soddisfare la propria curiosità.

Certo, qualcuno potrà pensare che è un altro modo di catalogare e schedare - persone, letture - ma per me è anche un modo per conoscere e scoprire cose nuove.

Vi avverto, però: può creare assuefazione.
I primi due giorni dopo la creazione della mia libreria approfittavo dei momenti liberi, a casa. Ho caricato libri un po' alla rinfusa, saltellando tra scaffali e non seguendo un criterio preciso. Dopo i primi, comunque, ho rallentato e mi sa che per i prossimi aspetterò il fine settimana.
Magari, nel frattempo, finisco di leggere qualcosa che sta in sospeso.

Voi, comunque... lasciatevi contagiare!

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venerdì, 01 giugno 2007

No, non mi riferisco al semino  -  cimino in siciliano - che noi mettiamo sul pane, anche se ne sento la mancanza (pure del pane, ma questa è un’altra storia).

Penso alla comodità di quei quaranta ladroni cui bastava dire “Apriti, sesamo” e spalancare le grotte dei tesori. Certo, anche loro hanno avuto i loro problemi: magari si fossero dotati di maggiore discrezione, invece di gridare il loro ordine ai quattro venti. Ali Babà non ne avrebbe approfittato.

Almeno loro non erano costretti a portarsi dietro chili di chiavi e telecomandi. E apri e chiudi, e la chiave s’incastra, e la batteria del telecomando si scarica, e…

Ma andiamo con ordine.

14.00 - Il consorte mi chiama al telefono: “Hai notato il portone, uscendo?”
“Alle sette, stamattina con Ares?” rispondo. “Sì, si chiudeva male come al solito.”
“No, intendevo dire quando sei andata in ufficio. Be’, non potevi notarlo perché non c’era”.
“Come,  non c’era? Non ho visto, sono andata dritta in garage. Perché, lo cambiano, finalmente?” dico, contenta. Ma un pensiero si fa strada.
“Scusa, ma… e le chiavi?”
“Buongiorno” risponde amorevole il consorte “ci sei arrivata, alla fine”.
“Vabbè, mica li cambieranno tutti e due insieme. Entrerò dal portoncino dei garage”.

17.00 - Il consorte lancia un appello telefonico. Rientro (suo) a orario da destinarsi: passeggiata canina e un minimo di spesa per la cena toccano a me.

18.28  - Riesco finalmente a staccarmi dal mio, di lavoro. Ma a questo punto Ares ha la priorità, visto che probabilmente starà aspettando davanti alla porta a zampe incrociate.
Mi fiondo (si fa per dire, sfido voi col mio trispito) a casa.

18.55 -  Arrivo in garage, trafelata, con negli occhi l’immagine di possibili inondamenti canini sul parquet del corridoio. Lascio il motorino nel box, ma prima di arrivare al portoncino che dà accesso al palazzo, vedo un ampio sorriso aprirsi davanti a me. E’ uno dei condomini, lavora alla società di computer nel seminterrato. “Visto?” mi fa, e il sorriso si allarga. Seguo la direzione del suo sguardo e… il portoncino di legno, quello la cui maniglia rimaneva in mano una volta sì e una no e che quindi rimaneva rigorosamente aperto, non c’è più.
Al suo posto un elegante portoncino blindato color testa di moro, liscio, lucente e… chiuso.
Con una splendida serratura a mappa europea, di cui ovviamente non possiedo la chiave.
Pazienza, penso tra me e me. Farò il giro, citofonerò a qualcuno e mi farò aprire. Ma il mio gentile vicino mi evita la fatica, aprendo la porta per me.
“Avranno lasciato una copia delle chiavi nella cassetta delle lettere”, dico ringraziando.
Macché. La cassetta è vuota, fatta eccezione per un depliant pubblicitario che non tolgo neanche. Mi precipito invece per le scale  e suono alla vicina del piano di sopra. Spero infatti che lei, in qualche modo, mi possa aiutare. Ma non ha chiavi in più, solo il numero di cellulare del direttore dei lavori, che afferro e scappo. Ora ho un problema più urgente: Ares.

19.05 - Lasciandomi appena il tempo di agganciargli il guinzaglio, Ares mi trascina a rotta di collo giù per le scale. Arrivati nell’atrio… sorpresa. Il direttore dei lavori è lì, con i vicini di pianerottolo. “Mi ha portato le chiavi?” chiedo speranzosa e trattengo a stento Ares, che vorrebbe lanciarsi per il varco lasciato dal portone aperto.
“Perché, non gliele ho date?”  mi chiede con aria dubbiosa. “Eppure ho fatto il giro di tutti gli appartamenti”.

Alla fine lo convinco - giurando anche a nome del cane -  di non possedere alcuna chiave, e afferro al volo  quelle che mi porge insieme al bigliettino da visita del ferramenta (“che ha già la mappa” mi grida dietro) ove duplicarle. Ares, che fino a quel momento avevo tenuto fermo tra le gambe, approfitta della mia distrazione per tuffarsi, con slancio degno di uno scattista, verso la strada e, soprattutto, verso il tronco liberatorio contro il quale si ferma alzando la zampa.
 

19.09 (e non esagero). Ares decide, pago almeno per qualche istante, di poggiare infine la zampa a terra e trascinarmi dietro di lui per la strada in salita. Ovviamente, questo è il momento più opportuno perché il cellulare inizi a squillare nella borsa. E’ il consorte che si premura di sapere se ho ottenuto le chiavi e se faccio in tempo a far fare le copie. Con il cellulare in una mano e il guinzaglio nell’altra, un occhio ad Ares e l’altro a perlustrare l’ambiente per evitare che lui incroci altri cani e/o che le mie scarpe si imbattano in feci indesiderate, riesco ancora a dare una breve occhiata all’orologio. 19.13. Forse ce la faccio.

19.20 - Il problema è scoprire dove si trova il ferramenta senza avere a disposizione uno stradario. Ma ho il telefono; scopro così di avere tempo fino alle 20.00. Ma siccome la giornata è quella che è, il gentile signore mi avverte anche che non ha a disposizione uno dei due modelli, esaurito per le troppe richieste. Pazienza.

19.58 - Rientro finalmente a casa con tre chiavi in più, ma senza essere riuscita a passare dal supermercato. Decido che oggi, pizza. Telefoniamo, tavolo per due ore 20.30. Con la fame che ho, è perfetto.

20.15 - Pronti per uscire, squilla il telefono. Mammina (del consorte). Per fortuna quella santa donna è breve e il consorte ha forse più fame di me, quindi taglia corto.

20.22 - Casco in testa, moto fuori dal garage, pronti a partire.
Ma.
Il consorte si rende conto di non avere con sé le chiavi della moto. Senza, i 200 e più chili di GSR non possono andare lontano. Vado (aprire portoncino, ascensore, aprire serratura superiore, serratura inferiore della porta di casa) e recupero la chiave dispersa. Ares, perplesso, mi accompagna alla porta. (Chiudere serratura inferiore e superiore della porta di casa). Torno giù.

20.26 - La moto è poggiata sul cavalletto e la saracinesca del box è aperta. Il consorte mi comunica che le chiavi di antifurto e bloccadisco sono rimaste nello zainetto. A casa. Salgo (aprire portoncino, ascensore, aprire serratura superiore, serratura inferiore della porta di casa), non senza prima avergli ricordato che esistono i cellulari apposta. Ares, certo che ormai noi eravamo andati, ha approfittato della solitudine per ripiegare il tappeto dello studio in un comodo giaciglio, e non è molto contento del mio improvviso ritorno. Ma si sa, oggi niente buchi nelle ciambelle. Recupero le chiavi (chiudere sotto e sopra), scendo in garage.
Il consorte non c’è. E neanche la moto.
Torno su ed esco dal portone. Non c’è.
Ha pensato bene di fermarsi all’angolo dell’isolato. E vabbè.
Ma almeno, ora si parte.

20.40 - Il consorte decide di provare una strada nuova. Dopo aver passato una triplice serie di semafori rossi (“non li ho visti” si scusa) decide di tirare dritto anziché girare, come al solito, a destra. Il problema è che continua a tirare dritto anche dopo, e siamo costretti a girare in tondo.

20.55 - Qualche santo in paradiso deve avere avuto pietà, perché malgrado il ritardo e la fila fuori dalla porta, il tavolo miracolosamente ce lo hanno conservato. E, finalmente, ci possiamo rilassare…

Che fatica, però, per una chiave (anzi, tre).

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