Il punto a croce è sicuramente rilassante, ancor di più sei il disegno è complicato e devi prestare tutta la tua attenzione all'ago che entra ed esce dai buchi della tela Aida. Passi e ripassi in senso contrario... e talvolta salti, ma sai che su quei punti ci dovrai ritornare, prima o poi, anche solo per una passata di bianco, che così il disegno è più pulito.
E poi ci sono i disegni con i puntini da unire: meglio farlo con una matita, che se i punti sono distanti e la linea è lunga, magari credi di andare da una parte e poi dall'altra... e invece arrivi dove non dovresti. Ma poi, è così importante che il disegno sia esattamente uguale a quello degli altri?
Un po' di fantasia non guasta, una retta è la distanza più breve tra due punti ma la curva a volte è più panoramica, e può anche capitare di prendere la tangente. Fantasia al potere, a volte è meglio tirarli in aria i punti e farli cadere a casaccio... li unisci poi, e vedi che ne esce fuori. Magari il nuovo disegno è anche meglio...
Che poi, chi lo sa qual è il disegno della nostra vita? I punti arrivano così, come capitano, dovremmo essere distanti per poterlo osservare, il disegno, ma è difficile guardare da lontano la nostra vita. Quella degli altri sì, di quella distinguiamo anche le sfumature, e sapremmo dire se lì è meglio un rosa fuchsia o un più calmo ciclamino... ma la nostra?
Una volta contai 40 punti di zanzara sulle gambe, al mio risveglio. Mio marito dormiva accanto a me, ma a lui neanche uno! “Dev'essere il sangue dolce” mi dicevo.
È inutile, la dolcezza mi frega sempre, il tentativo di capire chi mi sta di fronte è più forte di me, mi porta a mettere dei punti sulle ferite, ricucire gli strappi.
Che me li metto a fare addosso questi aculei se poi mi dicono che sono "setole da accarezzare"?
Pungo solo per difendermi e a volte ci rinuncio, o dopo mi dispiace per le ferite inferte agli altri, mentre le mie me le lecco in silenzio, lasciando che guariscano a poco a poco.
Pungo solo per difendermi e a volte ci rinuncio, o dopo mi dispiace per le ferite inferte agli altri, mentre le mie me le lecco in silenzio, lasciando che guariscano a poco a poco.
Ecco, ho preso la tangente e non lo ritrovo più il punto in cui volevo arrivare, o forse sì, e non è uno... sono 40.
Come i punti di zanzara, come uno dei traguardi su cui suona “la campanella” (e quest’anno ce n’è un altro, ma non è il mio). Una volta, mentre cercavo una cartolina virtuale per un amico, ne trovai una in cui una macchina saliva per una collina. Arrivata a una pietra miliare con la scritta 40, compariva un'altra scritta. "Sei arrivato in cima alla collina".
Non l'ho mandata quella cartolina, ne ho scelta un'altra... perchè non ci credo che, dopo, sia tutta "discesa", e che si entra nella "mezz'età". Oddio, non è che voglia vivere all'infinito, ma "mezz'età" ha dentro di sé una rassegnazione che non è mia, nonostante la pigrizia.
Non l'ho mandata quella cartolina, ne ho scelta un'altra... perchè non ci credo che, dopo, sia tutta "discesa", e che si entra nella "mezz'età". Oddio, non è che voglia vivere all'infinito, ma "mezz'età" ha dentro di sé una rassegnazione che non è mia, nonostante la pigrizia.
Un punto fermo, forse, bisogna trovarlo. Un punto d’equilibrio, magari. Però il punto d'equilibrio secondo me non esiste, o se c'è non è mai lo stesso, perchè non siamo gli stessi neanche noi... l'equilibrio può solo essere instabile o vorrebbe dire che non viviamo, che siamo fermi ed immutabili... morti.
E non lo siamo, io almeno mi sento abbastanza viva, malgrado la calura estiva porti a ridurre al massimo attività e movimento.
Un punto di svolta? Forse un nuovo cambiamento, dopo l’estate.
Dopotutto, la mia vita è cambiata a 23 anni quando sono andata a lavorare in una grande città, poi di nuovo a 30 quando ho lasciato la capitale e sono tornata a casa, e di nuovo quando mi sono sposata, o quando cinque anni fa sono tornata qui... ed ogni volta c'è da tagliare i vecchi fili ed annodarne dei nuovi, trovare altri ritmi, altre strade, far convergere quelle che tendono ad allontanarsi o piegarle un po', ma senza finire a girare in tondo...
Ma non è questo, il momento di fare il punto.
C’è solo il tempo per un appunto, prima di partire.
E al ritorno, punto e accapo.












