martedì, 07 agosto 2007
Il punto a croce è sicuramente rilassante, ancor di più sei il disegno è complicato e devi prestare tutta la tua attenzione all'ago che entra ed esce dai buchi della tela Aida. Passi e ripassi in senso contrario... e talvolta salti, ma sai che su quei punti ci dovrai ritornare, prima o poi, anche solo per una passata di bianco, che così il disegno è più pulito.
 
E poi ci sono i disegni con i puntini da unire: meglio farlo con una matita,  che se i punti sono distanti e la linea è lunga, magari credi di andare da una parte e poi dall'altra... e invece arrivi dove non dovresti. Ma poi, è così importante che il disegno sia esattamente uguale a quello degli altri?
Un po' di fantasia non guasta, una retta è la distanza più breve tra due punti ma la curva a volte è più panoramica, e può anche capitare di prendere la tangente. Fantasia al potere, a volte è meglio tirarli in aria i punti e farli cadere a casaccio... li unisci poi, e vedi che ne esce fuori. Magari il nuovo disegno è anche meglio...

Che poi, chi lo sa qual è il disegno della nostra vita? I punti arrivano così, come capitano, dovremmo essere distanti per poterlo osservare, il disegno, ma è difficile guardare da lontano la nostra vita. Quella degli altri sì, di quella distinguiamo anche le sfumature, e sapremmo dire se lì è meglio un rosa fuchsia o un più calmo ciclamino... ma la nostra?

Una volta contai 40 punti di zanzara sulle gambe, al mio risveglio. Mio marito  dormiva accanto a me, ma a lui neanche uno!  “Dev'essere il sangue dolce” mi dicevo.
È inutile, la dolcezza mi frega sempre, il tentativo di capire chi mi sta di fronte è più forte di me, mi porta a mettere dei punti sulle ferite, ricucire gli strappi.
Che me li metto a fare addosso questi aculei se poi mi dicono che sono "setole da accarezzare"?
Pungo solo per difendermi e a volte ci rinuncio, o dopo mi dispiace per le ferite inferte agli altri, mentre le mie me le lecco in silenzio, lasciando che guariscano a poco a poco.
 
Ecco, ho preso la tangente e non lo ritrovo più il punto in cui volevo arrivare, o forse sì, e non è uno... sono 40.
 
Come i punti di zanzara, come uno dei traguardi su cui suona “la campanella” (e quest’anno ce n’è un altro, ma non è il mio). Una volta, mentre cercavo una cartolina virtuale per un amico, ne trovai una in cui una macchina saliva per una collina. Arrivata a una pietra miliare con la scritta 40, compariva un'altra scritta. "Sei arrivato in cima alla collina".
Non l'ho mandata quella cartolina, ne ho scelta un'altra... perchè non ci credo che, dopo, sia tutta "discesa", e che si entra nella "mezz'età". Oddio, non è che voglia vivere all'infinito, ma "mezz'età" ha dentro di sé una rassegnazione che non è mia, nonostante la pigrizia.

Un punto fermo, forse, bisogna trovarlo. Un punto d’equilibrio, magari. Però il punto  d'equilibrio secondo me non esiste, o se c'è non è mai lo stesso, perchè non siamo gli stessi neanche noi... l'equilibrio può solo essere instabile o vorrebbe dire che non viviamo, che siamo fermi ed immutabili... morti.

E non lo siamo, io almeno mi sento abbastanza viva, malgrado la calura estiva porti a ridurre al massimo attività e movimento.
 
Un punto di svolta? Forse un nuovo cambiamento, dopo l’estate.
Dopotutto, la mia vita è cambiata a 23 anni quando sono andata a lavorare in una grande città, poi di nuovo a 30 quando ho lasciato la capitale e sono tornata a casa, e di nuovo quando mi sono sposata, o quando cinque anni fa sono tornata qui... ed ogni volta c'è da tagliare i vecchi fili ed annodarne dei nuovi, trovare altri ritmi, altre strade, far convergere quelle che tendono ad allontanarsi o piegarle un po', ma senza finire a girare in tondo...
 
Ma non è questo, il momento di fare il punto.  
C’è solo il tempo per un appunto, prima di partire.
 
E al ritorno, punto e accapo.
 
O forse, lettera maiuscola.
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mercoledì, 01 agosto 2007
Negli ultimi tempi il lavoro sta occupando gran parte del mio tempo, me ne resta poco per altro.
E così stamattina, mentre mi spostavo da un palazzo all’altro per partecipare a una riunione, non ho fatto molto caso a un gruppo di scout in uniforme che camminava davanti a me.
Per la verità, li ho notati subito; alle labbra è salito naturale l’augurio di “Buona strada”, ma è rimasto lì, senza uscir fuori, legato da un pizzico di nostalgia ed uno di timidezza.
Così li ho salutati in silenzio mentre mi camminavano davanti e sentivo l’eco dei miei stessi passi, ventisette anni fa, quando per la prima volta avevo percorso queste strade in uniforme. Ho ricordato la sensazione di essere osservata, come un fenomeno strano. Allora, forse, più di ora.
“Bambini vestiti da cretini, comandati da cretini vestiti da bambini”. Così, ai suoi inizi, fu etichettato lo scoutismo, nientedimeno che da George Bernard Shaw.
Eppure lo scoutismo è ben più di questo.
Poi sono arrivata a destinazione, e la mente si è nuovamente rivolta al lavoro.
 
Ma alla fine, una piccola luce si è fatta strada nella mia mente. Come mai, giusto oggi, scout in uniforme in giro per la città? Scout sardi in una strada del centro di Roma non sono impossibili da vedere, ma neanche così frequenti, alle undici di mattina.
 
E allora mi sono ricordata.
100 anni fa, il 1 agosto 1907, il primo campo scout, a Brownsea.
100 anni dopo, il 1 agosto 2007, in tutto il mondo risuona il rinnovo della Promessa Scout.
E , 10 anni dopo aver appeso il mio fazzolettone al chiodo, le parole della promessa sono affiorate anche sulle mie labbra, come se le avessi pronunciate appena ieri.
Perché alcune cose non le abbandoni, ma fanno parte di te anche se non le vivi più giorno dopo giorno.
 
 
 
E alla fine, ciò che ti resta dentro è proprio questo:
 
 
 
“Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto.
Ma il vero modo di essere felici
è quello di procurare la felicità agli altri.
Procurate di lasciare questo mondo
un po’ migliore di quanto lo avete trovato
e quando suonerà la vostra ora di morire,
potrete morire felici nella coscienza
di non avere sprecato il vostro tempo,
ma di avere “fatto del vostro meglio”.
“Siate preparati” così a vivere felici e a morire felici:
mantenete la vostra promessa di esploratori,
anche quando non sarete più ragazzi,
e Dio vi aiuti in questo”

Il vostro amico
Baden Powell of Gilwell
 
 
 
 
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