scomparto:trispito, sperciate
Appena tre settimane fa, c'era chi, in caso di una vittoria del suo schieramento, prometteva una "riscrittura" dei libri di storia, perché "ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza".
Lo stesso poi proseguiva accusando la Sinistra di avere "in mano le università e le case editrici."
Questo non ha condizionato molto le decisioni degli italiani, a giudicare dalle ultime votazioni; dal che si deduce che: o l'accusa è infondata, o la cultura "di sinistra" non ha molta diffusione. Ma non di questo.
La Resistenza (e la maiuscola, non utilizzata nell'articolo linkato sopra, mi sembra invece d'obbligo) è un vissuto che appartiene forse più al Nord (gli ultimi anni, almeno, dopo l'8 settembre), ma è sicuramente un patrimonio di tutti, per i valori che trasmette. Ed è un movimento fatto da uomini che, aldilà del colore politico, avevano in comune, certamente, la voglia di libertà.
E' retorica, questa? No, credo che siano valori di cui tutti - chi ha vissuto certe esperienze sulla propria pelle e chi, invece, per sua fortuna, no - dovremmo fare tesoro.
Non ho racconti "miei" sul 25 aprile '45 o sul periodo immediatamente precedente. Penso però che quei ricordi - che NON POSSONO e NON DEVONO essere cancellati o "riscritti" - debbano avere la massima diffusione, far parte di tutti noi.
Penso a Le voci del mentre ( 1, 2, 3) di colfavoredellenebbie, ma non solo.
Ci sono le radici resistenti delle Mondine 2.0, che in questo post raccolgono i link ai blog aderenti.
Ci poi sono dei vecchi racconti, su Herzog, che andrebbero riletti. Non si riferiscono proprio al 25 aprile, ma sono storie di Resistenza:
La colpa (che pure, a suo modo, è una "riscrittura")
La croce e il segno
Caterina ascolta le voci
E li segno qui perché diventino un po' anche miei, anche nostri. Perché se ognuno di noi, queste storie, le conserva nel proprio cuore, saranno più difficili da cancellare o riscrivere.
Buon 25 aprile.
Aggiornamento: Petarda, nei commenti, segnala due post di Mario Bianco sul tema - qui e qui - che vale la pena di leggere
... mi sveglio, promesso.
Sempre che qualcuno riesca a tirarmi fuori dal letto.
(nobodyhere, via varasca)
A votazioni avvenute, il risultato non è proprio quello che avrei voluto vedere, ma mi sembra piuttosto netto.
Mi interrogo sugli errori degli exit-poll - me lo dico ogni volta, è come se chi è intervistato si vergognasse di dire la verità sul proprio voto, o è proprio che la metodologia è errata? - ma poi, hanno poca importanza le parole, rispetto ai fatti.
Flounder stamattina ci ricorda una canzone di Gaber, a me non esce dalla mente una canzoncina che cantavano a "Indietro tutta" (e quasi scommetterei che fosse la canzone del Nord): "Abbiamo vinto, non si divide, chi vince ride AH AH AH AH!"
Non avendo vinto, non rido affatto. Ma temo che l'atteggiamento di chi ha vinto sia proprio quello... e mi viene ancor meno da ridere.
Tra parentesi - e non tanto - vedo che gli unici tre senatori U*C vengono dalla Sicilia (e non ho bisogno di guardare per sapere chi sia il primo) e l'umore non migliora.
Oggi sono esattamente cinque anni da quando riccionascosto (già Signora Anonima) fece la sua comparsa nei commenti di Herzog. Sarebbe stato il quinto compleanno di Herzog stesso, se Herr Effe non avesse deciso altrimenti.
In questi cinque anni sono successe molte cose, nella blogosfera. Qualcuno è andato via, molti sono venuti. Alcune strade si sono incrociate per poi allontanarsi, altre hanno proseguito parallele, intrecciandosi solo di tanto in tanto.
Ma ci siamo divertiti molto, specialmente i primi anni. Ricordo feste virtuali in cui non si poteva fare altro che ridere, la voglia di sperimentare, di giocare, di non prendersi sul serio. Questa sembra scemata, negli ultimi tempi (vedi la polemica a proposito di Blogbabel, classifiche e altro).
"Oggi non sarebbe più possibile" mi dicono. Chissà. Forse è così, forse è solo che il tempo non passa invano, e ci sono nuove strade da tentare.
Però io sono contenta di aver percorso queste, e di continuare a camminarci su.
(intanto, per chi vuole, uno sguardo alla waybackmachine può dire "come eravamo", proprio al primo comple-blog)
Ma per questo, ci vuole il tempo che ci vuole. E le mani, lo sanno. Forse però noi l'abbiamo dimenticato.
Aggiornamento: c'è un quarto post che parla di mani e di come queste parlino ("voci accese come lampioni lungo le strade di notte"), e a me non sembra affatto un caso che questi quattro post siano scritti da donne. Ci dev'essere qualcosa, in quest'aria di primavera.