“Io porrò inimicizia tra te e la donna” dice Dio al serpente “questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.
Poi l’uomo ha proseguito a lungo su questa strada, perfezionandosi sempre più.
Ha scoperto nuovi modi di uccidere e di allargare i conflitti, si è liberato di schiavitù fisiche per inventarne altre ancora più gravose.
Allora le guerre hanno iniziato a non coinvolgere solo i soldati, ma sempre più vittime innocenti. E le ferite più dolorose hanno iniziato ad essere quelle dell’animo.
Perché si può sopravvivere alle torture e tornare a sorridere, oppure portare dentro di sé i propri fantasmi anche quando intorno sembra essere tornata la tranquillità.
E certe volte, sentirsi in colpa per essere sopravvissuti.
Ci sono conflitti che saltano sulle prime pagine dei giornali ed altri che divampano nell’indifferenza, ma tutti lasciano dietro di sé strascichi di sangue e paura.
Ci sono guerre combattute per la strada, piccole guerre di quartieri che non conoscono altro, dove la famiglia è la banda, e non contano i legami di nascita.
Ci sono piccole vittorie, qualche volta, che lasciano un buon sapore in bocca almeno per un poco, o ci rimettono in pace con noi stessi .
Poi, altrove, sono sogni d’acqua e di viaggi intorno al mondo, ferro e fuochi nella notte.
E una scommessa da non prendere troppo sul serio. O forse sì.
Queste – e non solo - le voci che Buràn ha raccolto nel suo terzo numero, che dedica la sua parte monografica (Il Materiale) al Conflitto, non indietreggiando di fronte a nessuno dei suoi aspetti.
Come in una partita a scacchi, in cui lo “shah-mat” è solo l’ultima mossa.
scomparto:trispito, pizzini, sperciate, burà n













