Non esiste Il Tempo, dicono.
Non esiste Un tempo, dico io. Perché, se la misura “ufficiale” è una (e anche quella è una convenzione, sincronizziamo gli orologi e via, ma prima o poi anche quelli non andranno più d’accordo), le misure “ufficiose” possono essere tante, e variabili come le nuvole in cielo.
Scordiamo l’orologio per un poco e guardiamoci dentro.
Dentro, sì.
Fa tanto cartone animato (chissà se lo replicano ancora, “Alla scoperta del corpo umano”?), ma proviamoci lo stesso; scopriremo che anche in ognuno di noi le misure del tempo non sono mai le stesse.
Il tempo del cervello è il pensiero; a volte veloce come… il pensiero, appunto, altre lento e nebuloso, sfuggente e ricorrente come un pendolo che ha perso lo slancio iniziale.
Il tempo degli occhi è un battito di ciglia, eterno nella paura, rapido nello stupore, languido nel piacere e lento nel sonno che si avvicina, quando gli occhi fanno pampinedda e si rifiutano di cedere a Morfeo.
Il tempo del naso è nel respiro, che si fa corto nella stanchezza e lento nell’attesa, che lo trattiene a volte fino allo spasmo. Calma lo regola, ansia lo affretta, vita se ne nutre, finché può.
Il tempo delle labbra sono parole e silenzi, baci e morsi che si sovrappongono e si allontanano; si intrecciano a volte, generando confusione.
Il tempo del cuore? I battiti, certo, ma ancor di più i sorrisi. Perché se i sorrisi si fanno con le labbra, è dal cuore che arrivano se son veri e non riflessi. E sul cuore hanno un effetto strano: anziché affaticarlo, se moltiplicati lo alleviano e lo ringiovaniscono. Se invece è troppo il tempo tra un sorriso e l’altro, il cuore ne soffre e si indurisce un poco, fino al sorriso seguente.
Il tempo dello stomaco è fame o sazietà, abitudine o necessità. Che a tutto ci si abitua, e i gorgoglii sono proteste se di tempo ne è passato un po’ più del solito, ma poi si tace anch’esso, e si rassegna.
Il tempo delle mani è abilità e destrezza; lieve nelle carezze, pesante negli schiaffi. Le prime lasciano un’eco di brividi caldi, i secondi durano più a lungo, nella memoria e sulla pelle.
L’intestino ha i suoi tempi: di merda appunto, ma lo sporco lavoro qualcuno deve farlo. Eppure non lo fa per intero, ma a scaricabarile il peggio lo riserva a qualcun altro.
Il tempo del sesso è duro e languido, si comprime e si dilata in un respiro condiviso o si rapprende in un gemito represso quando imposto. Può durare un’ora o un attimo, e vivere in entrambi.
Il tempo dei piedi sono passi di danza se il cuore è leggero; poi si trascina lento di ciabatte e sonno. Corre veloce nell’anticipazione, si dilata nella paura e si ferma nell’attesa.
E poi…
c’è un solo tempo in cui tutto coincide, ed è il tempo della felicità; ma quello sembra non arrivare mai, o quando arriva, è un attimo.
Lì, più che tempo, ci vuole… tempismo.
Scrive Herr Effe : Ci sono dis-unità che dicono la nostra vita e ne tracciano lo scorrere molto meglio dei giorni, e ne tarano il rimanere avvinghiata attorno oggetti e sentimenti vischiosi con maggiore precisione dei minuti secondi.
Al di fuori di noi, il tempo non ha senso.
E forse, è proprio così.
riposto da riccionascosto alle 16:46 | post & commenti | commenti (16) (popup)
scomparto:trispito, sperciate
scomparto:trispito, sperciate
Commenti













