Trovarlo è stata un'impresa: feltrinelli.it, presso cui doveva essere in distribuzione, mi ha risposto dopo circa un mese dall'ordine che non riusciva a trovarlo presso i propri fornitori, ma poi ne ho trovato una copia proprio in una libreria Feltrinelli (il che mi fa dubitare delle sinergie all'interno del gruppo, ma questa è un'altra storia).
Leggerlo non è stato neanche facile, perché - ma l'ho già detto altre volte - le storie di Hotel Messico non sono mai una passeggiata; piuttosto, un pugno nello stomaco. E questa non fa eccezione.
Pure dargli un'etichetta, nell'inserire il libro sulla mia libreria di anobii, mi ha creato delle difficoltà. A parte un generico "blogosfera" (in cui ho inserito i testi scritti da autori che hanno/avevano anche un blog o che di blog parlano), non sapevo che mettere.
Noir? Forse, perché certo GianniSolla/Hotel Messico non vede la vita in rosa, almeno nei suoi scritti.
E poi i suoi personaggi hanno sempre più ombre che luci, anche se ombre non sono. Hanno peso e consistenza, li vedi muovere nello spazio, ne segui i gesti, ne odori la presenza.
Spesso tutto è filtrato dagli occhi del protagonista (sono quasi sempre in prima persona, i suoi racconti, e nel romanzo è Maurizio a parlare), dalle sue percezioni forse deviate ma nette e quasi mai asettiche. Non tanto volti e corpi, ma sensazioni.
Un eccesso di dolcezza ingerita (mangia quasi solo dolciumi, Maurizio) cui fanno da contrappeso una durezza e una violenza necessarie, ormai, a "scaricare" l'organismo: anche la sessualità è vissuta attraverso di loro.
Poi c'è l'Airbag del titolo, di cui non capisci il motivo fin quasi alla fine; ma quando lo trovi comprendi che non poteva essere che così.











