Sabato mattina, portando fuori Ares per la solita passeggiata, ho visto una cosa che avrei preferito non vedere: un riccio - non molto grande, ma neanche un cucciolo - steso per strada, con il capo schiacciato da una macchina (si vedeva la carne stracciata) e il corpo lì, quasi intonso.
Vi chiederete - me lo sono chiesta anch'io - che ci fa un riccio in piena città.
Vicino casa c’è un ampio spazio verde, pieno di alberi e con un ricco sottobosco. Evidentemente è abbastanza grande da consentire la vita a piccoli animali selvatici. In effetti è pieno di uccelli (merli, cornacchie, ma anche passeri e perfino delle tortore. Le mattine di domenica sono tutto un cinguettare nel silenzio). E poi, un paio di volte, ho visto dei rospi sul marciapiede, una volta (era febbraio, e pure di notte!) un ranocchio davanti al portone di casa, tanto che per non intrappolarlo nell’aprire il portone siamo usciti dal garage.
Ma certo, che il povero riccio abbia deciso di uscire dal bosco ad esplorare il mondo e abbia fatto questa fine, non è una bella cosa.
E averlo visto mi ha lasciato addosso una certa inquietudine, che fatico ancora a scacciare.
Sabato pomeriggio, la manifestazione anti razzismo è andata avanti, malgrado la pioggia e un po’ di confusione oratoria.
Nel senso che qualcuno ha affermato che “molti dicono di NON essere ANTI razzisti, ma ci sono molti ma e però” e vorrei sapere quali, come vorrei sapere quali siano le cose che ci rendano degli “ANTI razzisti inconsapevoli”.
Insomma, l’essere bastian contrari, a volte, fa mettere degli ANTI dove non dovrebbero essere.
Per esempio – e immagino qualcuno dirà che è molto qualunquista; forse lo è – io avrei preferito, in una manifestazione che inneggiava all’assenza di colori – o perlomeno, a un unico colore che unisce: il rosso del sangue – una minore ostentazione di colore politico/partitico. Mentre sono d’accordo con la stigmatizzazione di alcune misure e degli eventi recenti, avrei preferito, pur nel rispetto dell’identità delle associazioni e dei movimenti che partecipavano – o forse, proprio per questo - una minore prevaricazione (anche “sonora”) di una parte rispetto alle altre. Ho invece apprezzato molto la vitalità del gruppo di associazioni umaniste (una di Firenze, in particolare), persone che nella manifestazione hanno messo tutte se stesse: la voce, il corpo, la gioia di essere “insieme per” e non solo “insieme contro” qualcuno.
Ma questo è il bene e il male delle manifestazioni.
Nella sezione “bene” dell’intero weekend, gli incontri “in carne e ciccia” (almeno per me, il secondo termine è più consono rispetto alle ossa) con chi di solito è “pixel e parole”, ma con cui ci sentiamo spesso in sintonia. In questo caso petarda ed e.l.e.n.a., che conoscevo già, ma anche triana, insieme agli altri che avevo incontrato qua e là per blog e che ora, oltre a un nick, hanno volto e nome (e poco di più, visto che non c’è stata occasione di parlare un po’). Sabato poi io ed e.l.e.n.a. abbiamo ribadito, incuranti di freddo e pioggia, la nostra appartenenza al “comitato anticalza”, ringraziando sentitamente un certo blogger per il suo “comincia" (l’inverno) di qualche giorno fa. Chissà se il nostro pensiero si è manifestato in qualche modo? In compenso il blogger si è manifestato – in modo indiretto e assai gradito – durante il brunch.
Già, perché io e petarda non ci siamo fatte mancare il brunch (domenicale, e dunque più ricco e più rilassato ancora) neanche stavolta. E per fortuna domenica Roma si è fatta perdonare la pioggia del sabato, facendo un po’ di sfoggio di quelle ottobrate che e.l.e.n.a. aspettava di vedere. Buon cibo e ottima conversazione, cui hanno contribuito anche triana e Mayde (io un po’ meno, devo dire, ma per ora forse è meglio così).
Sulla sezione “male”, invoco il quinto emendamento (ah, in Italia non l’abbiamo? Peccato, però).
riposto da riccionascosto alle 14:19 | post & commenti | commenti (7) (popup)
scomparto:ammatula, pizzini
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