(pensieri non richiesti sulla lettura di un post)
Su Blog&Nuvole, dopo la presentazione delle “fusioni” fuori concorso e in attesa (il termine di presentazione è il 30 ottobre, se non erro, ma la pubblicazione dei testi avverrà dopo) dei testi in concorso, il discorso si sposta – ma in realtà non è mai stato altrove – sulle scritture della Rete, argomento che è riuscito a stanare Herr Effe dal suo buen retiro, senza peraltro resuscitare Herzog.
Non poteva essere altrimenti, perché alla peculiarità delle scritture della Rete l’Herr è sempre stato sensibile (sacripante! e Buràn ne sono gli esempi più “permanenti”, ma non ne sono mancati altri).
Si parla qui di scritture al plurale, ma il discorso tende poi, com’è naturale, a riguardare la scrittura dei blog e, in particolare, dei blog letterari.
Che, tra le scritture della rete, è forse tra quelle im-mediate sì – nel senso che intende l’Herr, e cioè “senza mediazione di terzi tra chi scrive e chi legge” ma più medi(t)ate.
Se è vero infatti che la scrittura della rete è im-mediata e “nello stesso tempo caratterizzata fortemente dal medium utilizzato”, questo medium non è costituito esclusivamente da monitor e tastiera, ma non può prescindere dal tipo di software utilizzato. La scrittura in chat è la più im-medi(t)ata, fatta di brevi scambi e di un linguaggio colloquiale, altri mezzi (twitter, per esempio) hanno, come gli sms, una limitazione nel numero di caratteri che "stringe" un po' l'espressione. Un forum ha spesso dei moderatori che possono anche intervenire sugli scritti altrui, limitando quindi l’im-mediatezza della scrittura.
Il blog ha un solo “editore per-sé e di-sé”, che è appunto il blogger (o i blogger nel caso di un blog collettivo), ma questo non implica che non ci sia una “soglia” – per riprendere il vecchio termine di “Guardiano della Soglia”, usato da Tiziano Scarpa per definire l’editore – da varcare.
La “soglia” è ovviamente soggettiva, legata non solo alle doti di autocritica del blogger, ma anche all’utilizzo che fa del blog.
Un blog letterario è caratterizzato da post che eccedono sovente la schermata e che utilizzano spesso un linguaggio meno "vicino all’oralità" di quanto facciano i loro vicini diaristici, una scrittura meno immediata e più meditata, che spesso non viene composta direttamente sull’editor del blog, ma su un software offline, per approdare sulla rete solo in un secondo momento.
Cosa distingue dunque la scrittura – meglio, la narrativa – virtuale da quella cartacea?
Innanzitutto la possibilità - data dal mezzo – di integrare fra loro tipi diversi di comunicazione.
Come scrive Effe, “La scrittura in Rete è visiva, è sonora, è ipertestuale. Tramite lo strumento caratterizzante del link, i file audio, le animazioni, i video e altri materiali non narrativi diventano non più e solamente corollario o didascalia a margine del testo, ma sono il testo (il con-testo) stesso, con la stessa dignità delle parole (sono, i tutti i casi, i segni e le cicatrici sul corpo delle storie)”.
E poi, senza dubbio, il fatto che “La narrativa virtuale non è mai definitiva, ma sempre viva ed evolutiva”, e dunque mutabile attraverso l’interazione tra autore e lettore (tramite i commenti o, talvolta, grazie a una vera azione di editing) o per ripensamenti dell’autore, più facili ad essere realizzati rispetto a delle produzioni su carta.
Se però “il blogger canta la propria storia usando anche immagini e suoni” non è vero – almeno, non del tutto o non sempre - che “lo fa direttamente nella piazza e lungo la strada digitale, in mezzo e non distante rispetto a chi abita la comunità virtuale, senza nessun grado di separazione tra sé e il plauso o il colpo di bastone”.
Infatti, l’interazione tra autore e lettore è (quasi) sempre possibile e im-mediata, ma “il permanente interscambio di piano tra l’autore(lettore) e il lettore(autore)” avviene su livelli che non hanno – a differenza di quanto accade, ad esempio, nel forum – pari dignità.
Lasciando da parte i blog privi di commenti o quelli con i commenti soggetti a moderazione/limitazione – cui talvolta si ricorre per “causa di forza maggiore” e non per mancanza di volontà di confronto – anche visivamente, il piano su cui si muove l’autore (il post) è a un livello superiore rispetto a quello del lettore (commento), che pure ha la possibilità di esprimere il suo pensiero “senza rete”, se non sul blog stesso, in uno spazio a sua scelta attraverso un semplice link.
Se la Rete è democratica (“Chiunque, in Rete, ha diritto a lanciare in alto parole come un hondero entusiasta, fino a rovesciare stelle e canoni precedenti.”), ogni singolo blog assomiglia più a una monarchia, magari illuminata, dove il blogger, come il Re del Piccolo Principe, non può che limitarsi a dare “ordini ragionevoli” per evitare che gli altri scappino via. Perché alla fine “Chiunque ha diritto di leggere qualunque cosa, senza che l’offerta di storie venga ristretta e resa esausta da filtri e trattenimenti.”, ma anche diritto di non leggere, se la qualità di quel che legge non lo soddisfa.
riposto da riccionascosto alle 15:16 | post & commenti | commenti (9) (popup)
scomparto:trispito, sperciate, blognuvole
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