E mentre attendo che passi, mi sembra di essere nel mezzo di qualcosa che scrissi tempo fa e che ho ripreso per ridurre alla misura richiesta, ma che poi ho tenuto per me. Lo poso qui, sperando che mi aiuti ad accelerare la "svolta"
Dicono che i sogni fatti all'alba si ricordano, che sono premonitori e si potrebbero avverare.
Non so se è vero, all’alba sono sempre sveglio.
Passo le notti a lavorare: taglio, incollo, smonto, aggiusto, tolgo qui, metto là.
L’inizio è lento, ma quando l’orologio scandisce quattro colpi l’attività è frenetica: la notte mi deve bastare, senza ritardi o rinvii.
Costruisco giorni; programmi, pacchetti-vacanza, tabelle sono il mio materiale.
Nei magazzini conservo gioie, dolori, perdite, ritrovamenti, successi, sconfitte, amori piccoli e grandi, odi senza fine, semplici antipatie, graffi, ferite, guarigioni e malattie; e poi compiti in classe, interrogazioni, esami universitari o per la patente, divertimento, noia, appuntamenti mancati, promesse mantenute, ritardi, puntualità, lavoro e tempo libero. O tempo perso.
Tutto va diviso: a volte col contagocce, altre a badilate.
Ho stadere e bilancini, metri a nastro, misuratori laser, brocche, bidoni, storte, tutto ciò che può dividere, misurare, scindere o mescolare.
Li tengo a portata di mano perchè sono solo e devo usarli tutti, notte per notte.
Non ho occhi a guidarmi nella scelta, solo esperienza e un po’ di fortuna.
Se va bene, i giorni scorrono lenti; qualche sorpresa ben dosata, un sorriso, una lacrima di commozione, il solito tran tran.
Una nascita lì, una morte qui equilibrano la bilancia; all’apparenza, nessuno strappo.
Non sempre però va tutto liscio.
Se eccedo con l’allegria sono giorni di carnevale, colorati, di risate piene, ma poi devo risparmiarla per i giorni futuri, e sono gramaglie, nuvole e pioggia d’estate.
La tristezza? A ondate. Tendo a dosarla però, perché non si sa mai quando debba servire. Troppo spesso devo prelevarla dalle scorte per un avvenimento imprevisto o a lungo rimandato: frane, tempeste tropicali o altre calamità naturali. Ne ho un tot a secolo; se sbaglio i calcoli poi tocca concentrarla per pareggiare i conti.
Ogni tanto mi diverto a mescolare gioia e dolore – devo pur passare il tempo, in qualche modo – e sono giorni agrodolci, di zucchero e aceto.
Sono i più difficili da creare, perché occorre un attento dosaggio: troppo dell’una esalta, troppo dell’altro sprofonda nella depressione.
Sbaglio anch’io, talvolta, ma altri ne pagano le conseguenze.
Perché non sono infallibile, ma per me è solo lavoro.
Per altri, la differenza tra la vita e la morte.
scomparto:ammatula, neglie, cunti











