lunedì, 23 gennaio 2006
Moon, Alphonse Mucha
L’invito giunge da Effe (e chi, sennò) ed è uno di quelli che è difficile rifiutare, perché il tema solletica, malgrado altri lo abbiano narrato in modi (per me) irraggiungibili. Cerco però di non farmi intimidire dopo aver letto di tempora, di proprietà e di  miti, al gusto di fragola e mango (altre grammatiche le troverete, di certo, in giro per la rete), e  mi sorprendo a pensare ai modi, della notte.
 
La notte porta consiglio
(modo indicativo)
 
Accade, sovente, che durante la notte tutto diventi più chiaro. Apparente controsenso, visto che, anzi, l’oscurità ci circonda. Eppure…
Eppure, come la luce di una lucciola risplende nell’oscurità, e scompare invece in quel chiarore che preannuncia l’alba, spesso le idee scelgono la notte per trovare il loro luogo.
 
(Le mie, almeno, ché spesso usavo la notte, e il sonno altrui, per studiare indisturbata. TV o musica in sottofondo, perché la potenziale fonte di disturbo aiutasse la concentrazione ed evitasse ai pensieri di volare indisturbati, e via per ore, finché gli occhi, verso l’alba, si chiudevano da soli. E ancora oggi, spesso accade che se trovo un lavoro per cui ho bisogno di particolare concentrazione, lo rimando alla notte.)
 
Un’illuminazione improvvisa, un sogno rivelatore, il tocco di una fata sulle palpebre ad ispirare nuovi amori, sono tutti segni che la notte sceglie per indicare il cammino. Netto, preciso, segnato dal via vai di lucciole ad indicar la strada… peccato giunga poi l’alba, a confondere le idee.
 
La notte è piccola per noi
(modo infinito)
 
La notte non ha misura, e ne ha infinite. Il tempo del sonno e della veglia, che si contrae e si dilata a secondo dei nostri stati d’animo. Una notte insonne può sembrare senza fine, se trascorsa in solitudine a desiderare le braccia di Morfeo; ma se le braccia che ci circondano sono quelle della persona amata, può trascorrere in un soffio, in un battito di ciglia. Giulietta non ode forse l’usignolo, al posto dell’allodola annunciatrice del mattino?
 
(Le notti più lunghe della mia vita le ho trascorse accanto al letto di morte di persone amate, accompagnandole, fin dove possibile, nell’ultimo viaggio. Le più brevi accanto al mio amore, ma spero ce ne siano ancora da venire)
 
La notte dilata i tempi come per magia; rallenta e accelera col ritmo del sonno e del desiderio. A volte troppo corta, come una coperta che lascia i piedi al freddo, altre lunga di timori e ansie, che nel buio si allargano come una tela di ragno.
 
Tenera è la notte  
(modo congiuntivo)
 
La notte scioglie i dubbi… ed i vestiti, a volte. Nel buio, il rossore si nasconde, la luce della luna o il chiarore soffuso delle stelle sfumano lineamenti troppo duri e aggiungono fascino ad altri particolari. Le note di un tango, le onde che si infrangono sulla spiaggia, il silenzio che segue al frastuono del giorno diventano colonna sonora per teneri abbracci o confidenze a mezza voce.
 
(Le chiacchierate notturne o le “veglie alle stelle”, ad esempio, mi hanno sempre raccontato dei miei “ragazzi”, agli scout, più di lunghe “sessioni di verifica”; la notte nasconde gli imbarazzi)
 
La notte salda, unisce, rompe gli indugi; si nutre di magia e magia diffonde nell'aria. Attenua i difetti, copre le orecchie d'asino di ghirlande e trasforma un raglio in musica. Muta l'oggetto dei nostri desideri nel desiderio stesso. E quando l'ombra della notte si dissolve, a volte porta la magia con sé. E la realtà, fredda e crudele, fa capolino con la luce del giorno.
riposto da riccionascosto alle 14:30 | post & commenti | commenti (7) (popup)
scomparto:pizzini, sperciate


Commenti
#1   23 Gennaio 2006 - 15:15
 
questa è una grammatica precisa e ordinata, che rivela molto di te.
dovresti insegnare agli stranieri, altro che :-D
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#2   23 Gennaio 2006 - 17:21
 
se la realtà è fredda, consiglio la maglietta della salute
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#3   23 Gennaio 2006 - 17:46
 
La notte dei cristalli e quella dei lunghi coltelli: modo imperativo.

La notte di San Lorenzo: modo condizionale (e ottativo).

Quelli della notte: gerundio.

Ha da passa' la nottata: participio (presente).
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#4   23 Gennaio 2006 - 17:49
 
mi avete fatto venire in mente La notte delle matite spezzate di Olivera
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#5   23 Gennaio 2006 - 18:48
 
Flo', tu vedi le cose migliori di quel che sono... devi avere una visione notturna, credi a me.

Herr, la maglietta della salute l'ho abolita da quel dì... gli aculei sono sufficienti (e poi, se proprio glielo devo dire, son già calda di mio)

Shemale, i tuoi modi sono inappuntabili
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#6   24 Gennaio 2006 - 17:05
 
Be', sai che sforzo, la compilazione di una grammatica notturna, per un'erinacea par suo, usa a viver di notte secondo costumi e abitudini della specie. Vorrei vederla all'opera al mattino, al risveglio, con due di pressione. Tse'! ... E però, Ricciolina, io debbo dirglielo, sia col dovuto modo: lei riesce a esser solare anche sotto la luna, sia con modi indebiti: lei riuscire a essere solare anche sotto la luna (per il resto, ci metta un riesca, un riuscirebbe, un riuscendo e un riuscita e via andare...)
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#7   25 Gennaio 2006 - 11:06
 
che notti fantastiche! Ognuna con il suo tempo ed il suo modo.
Ed il suo moto a luogo.
ora mi sento bene. Davvero.
Isabella
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