Cancro (21 giugno - 22 luglio)scomparto:ammatula, granci
Cancro (21 giugno - 22 luglio)La mattina il traffico non è mai scorrevole. Rispetto a quando il mio ufficio era in periferia, il percorso casa-ufficio prevede, in media, due chilometri in meno e più del doppio del tempo.
Ma questo è già nel conto dei semafori (35 - anzi, ora, 32 perché tre ho trovato il modo di evitarli - contro i vecchi 8-10).
Stamattina, però, da un certo punto in poi il traffico era superiore al normale. A un tratto eravamo praticamente fermi, malgrado il semaforo fosse verde; tutti incolonnati dove di solito la strada è già sgombra, prima del semaforo successivo.
Sento una donna dire: "ci sono due incidenti, due", e un'altra far segno verso il lato opposto del viale. Seguo la direzione del suo sguardo e nella carreggiata opposta - è la Circonvallazione Gianicolense, due vie a senso unico e doppia corsia, in mezzo una doppia corsia di tram - vedo, quasi al semaforo, uno scooterone di traverso, a terra, davanti a una macchina. Dev'essere successo un po' di tempo prima, perché non c'è nessuno a terra. E il secondo?
Lo so, lo sento.
Quello che è accaduto ieri non è stato un caso, ma tutta colpa del Grande Cespuglio, in visita ieri (e anche oggi) nella capitale.
Già ieri mattina le prime avvisaglie, vigili in giro, macchine della polizia onnipresenti. Verso le 11.30 mi tocca uscire dall'ufficio e tornare a casa, dov'è prevista una lettura di contatori (stavolta quelli del riscaldamento, per cui la presenza è indispensabile).
Sul lungotevere davanti al S. Spirito, una serie di MP3 (che non sono file audio, ma i nuovi scooteroni a tre ruote) rossi e strombazzanti, cavalcati da coppie di poliziotti, si fanno strada nel traffico, e me ne trovo uno alle spalle che mi costringe a salire sul marciapiede - io, ferma al semaforo - per fargli strada.
Arrivati all'imbocco della salita del Gianicolo, una brutta sorpresa: la strada è bloccata, tocca fare un giro largo per arrivare a casa. Ed è la prima.
Per evitare ulteriori deviazioni, una volta salutata la gentile "controllora", ho deciso che per tornare in ufficio era meglio prendere il tram. Almeno quello non può deviarlo, il percorso. Così, armata di impermeabile e ombrello, cammino per una decina di minuti fino alla fermata, dove prendo il tram al volo. Non faccio in tempo a rallegrarmi per la mia scelta che, arrivati al lungotevere, il conducente ferma il tram, annunciandoci che - a causa della rottura di un mezzo poco più avanti - non può proseguire.
Poco male, siamo quasi al capolinea e devo aggiungere solo dieci minuti alla passeggiata già programmata tra capolinea e ufficio. Ed è la seconda.
All'uscita dall'ufficio, mi dirigo di nuovo al capolinea per prendere il tram di ritorno. Una pioggerellina sottile mi consiglia di aprire l'ombrello, ma almeno non suderò come è successo prima. Arrivata lì, un dipendente dell'ATAC ci orienta verso autobus sostitutivi. Sembra ci sia stata ancora la rottura di qualche mezzo (o forse lo stesso di tre ore prima?). Insomma, saliamo sul bus e dopo un po', finalmente, il mezzo stracolmo - la cui capienza è nettamente inferiore a quella del tram, così come la frequenza - parte. Il percorso dovrebbe essere più o meno lo stesso del tram, i tempi più lunghi. Pazienza, per fortuna ho un libro a farmi compagnia. A un certo punto, il conducente ci annuncia che - contrariamente a quanto lui stesso sapeva - non proseguirà fino al capolinea. Sembra che da quel punto in poi il tram funzioni di nuovo. Intanto ci fa scendere, poi prenderemo il mezzo. Sì, ma quale?
Per non aspettare ancora (e poi magari capitare in un tram superaffollato) decido di tornare a casa a piedi, dove finalmente arrivo, dopo mezz'ora/tre quarti d'ora di strada e - lo scoprirò dopo - un calzino bucato. Ed è la terza.
E meno male che venerdì 13 è oggi (e non sono neanche superstiziosa)!
Se mi perdonate l'autoreferenzialità, vorrei farvi partecipi di un fatto curioso.
O meglio, di una cosa che mi incuriosisce assai.
Si parla, ogni tanto, di referrers sui blog, ovvero delle chiavi di ricerca (spesso assurde, talvolta divertenti) con le quali si arriva sul blog. Spesso si tratta di combinazioni casuali, qualche volta lo sono meno.
Una volta da una frase un po' troppo precisa mi è capitato di risalire a una tipa che, chissà perché, aveva copiato un mio post e poi lo aveva modificato un poco, adattandolo e riscrivendolo da lei.
Questa volta la cosa è un po' diversa, nel senso che davvero non capisco.
Giorni fa, dando un'occhiata alle chiavi di ricerca, ne avevo trovato diverse che si riferivano alla Promenade di Chagall, su cui avevo scritto un post dopo aver visitato la mostra, lo scorso marzo. Niente di strano, visto che avevo pure postato un'immagine del quadro.
La cosa strana era un'altra, come si vede qui sotto:

Dei 17 "arrivi" sul post che ho sintetizzato qui sopra, 6 puntano generalmente al quadro, ma ben undici - e si tratta di persone diverse - fanno riferimento a frasi del post.
Sembrerebbe che la cosa continui, almeno a giudicare dai nuovi referrer. E a questo punto io vorrei sapere come mai.
Perciò, ignoto/a estimatore/trice della mia "lettura", perché non mi dici come mai queste frasi ti piacciono così tanto, o se le hai trovate altrove?
Scrive Giulia nei commenti al post precedente: "Oggi non è difficile trovare un branco".
Io penso invece che trovarlo - non il "branco" per quello che si intende oggi, nell'accezione negativa data al termine (vedi per esempio quanto scritto a proposito di ciò che è avvenuto a Verona) - sia difficile.
Forse perché io penso al branco - quello dei lupi, in particolare - come al "popolo libero" di cui parla Kipling nel Libro della Jungla. Quello che rispetta le leggi, che offre cibo e riparo a chi ne ha bisogno (Fratel Bigio, uno dei fratelli di Mowgli, dice: "la mia tana è la tua tana, la mia traccia è la tua traccia, la mia preda è la tua preda se avrai fame, fratellino").
Altro che l' "homo homini lupus" di cui parla Hobbes!
Se davvero l'uomo si comportasse come i lupi di Seeonee all'interno del branco, forse vivremmo meglio (poi, c'è sempre da capire perché per parlare di caratteristiche negative scomodiamo gli animali; ma questo sarebbe un lungo discorso).
Ululati a parte, a me non dispiacerebbe essere un lupo. Non un solitario, forse, o forse sì.
Con il potere rigenerante di Wolverine, magari. Perché no?
Sentire il richiamo delle notti di luna potrebbe essere un inconveniente, lo ammetto, ma poi una soluzione si può sempre trovare.
(Intanto, alcuni lupi - cattivi e non - qui. Altri, magari, vi vengono in mente...)
Coincidenze?
Il Bardo direbbe che non esistono; esistono solo le sincronicità degli eventi. Ad ogni modo, proprio dopo aver scritto il post a proposito di libro della Jungla, sangue, lupi e Branco (il popolo libero di Seonee), mi capita sott'occhio l'oroscopo di Brezsny per questa settimana (1-7 maggio, quindi ci siamo ancora):

Cancro (22 giugno - 21 luglio)
È arrivato il momento di darti un consiglio per il quale finora non eri preparato. Se te l'avessi detto troppo presto, lo avresti frainteso o addirittura non avresti capito di cosa parlavo. Te lo dico ora perché nelle ultime settimane hai ritrovato parte della tua selvaggia naturalezza, per cui posso rivelarti la seguente verità, presa in prestito dal poeta Charles Simic: "Chi non sa ululare non troverà mai il suo branco".
Ora mi sorge un dubbio, però: devo trovarmi un maestro di ululati, o basterà aspettare la luna nuova?
(purché, tra branchi, lupi e ululati si riesca a trovare sempre la strada di ... caaasa)
... mi sveglio, promesso.
Sempre che qualcuno riesca a tirarmi fuori dal letto.
(nobodyhere, via varasca)
A votazioni avvenute, il risultato non è proprio quello che avrei voluto vedere, ma mi sembra piuttosto netto.
Mi interrogo sugli errori degli exit-poll - me lo dico ogni volta, è come se chi è intervistato si vergognasse di dire la verità sul proprio voto, o è proprio che la metodologia è errata? - ma poi, hanno poca importanza le parole, rispetto ai fatti.
Flounder stamattina ci ricorda una canzone di Gaber, a me non esce dalla mente una canzoncina che cantavano a "Indietro tutta" (e quasi scommetterei che fosse la canzone del Nord): "Abbiamo vinto, non si divide, chi vince ride AH AH AH AH!"
Non avendo vinto, non rido affatto. Ma temo che l'atteggiamento di chi ha vinto sia proprio quello... e mi viene ancor meno da ridere.
Tra parentesi - e non tanto - vedo che gli unici tre senatori U*C vengono dalla Sicilia (e non ho bisogno di guardare per sapere chi sia il primo) e l'umore non migliora.