venerdì, 04 luglio 2008
Dice il saggio (?) Brezsny che questa è la Settimana della Bellezza. (In realtà, in originale dice che è la settimana dell’ “Abbellisci te stesso” ma si sa, ogni traduzione è un poco un tradimento, e così…)
 
Questo, almeno, è ciò che consiglia per i prossimi giorni (4-11 o 3-10, come vi aggrada) ai cancerini:
 
 
Cancro (21 giugno - 22 luglio)
È la settimana della bellezza, Cancerino. Un complotto di proporzioni cosmiche sta preparando le condizioni necessarie perché tu possa sfruttare al meglio l'opportunità di diventare più bello. In questo preciso momento, la bellezza è dietro di te e davanti a te, a sinistra e a destra, sopra e sotto. Non devi fare altro che inalare, bere o succhiare in qualche modo questa bellezza sontuosa. Creerà una sinergia con lo splendore che sta sgorgando in te, trasformandoti in un'opera d'arte di una magnificenza quasi insostenibile.
E quindi basterebbe spalancare occhi e polmoni. Proviamoci. Magari con qualche cautela, in presenza di smog.
 
Non so voi, ma io sto per andare una settimana "a casuzza" e di bellezza, almeno paesaggistica, in Sicilia ce n’è (quanto ad assorbirla, è tutta un’altra storia).
Poi direte voi: “Bella forza, già vivi a Roma che è una delle più belle città del mondo” (alcuni dicono la più bella, ma io lascio sempre il beneficio del dubbio).
Sulla bellezza siamo d’accordo, sul respirare un po’ meno, visto che negli ultimi giorni si boccheggia, più che altro.
 
Comunque, vado e se Brezsny ha ragione, dovrei tornare “più bella e più superba che pria” (senza essermi bruciata nel frattempo, si spera).
 
Ai cancerini di passaggio, un augurio di buon compleanno secondo il loro gusto (cliccate sull’immagine e poi scegliete quel che vi piace).
 
Beach scene - una torta di compleanno di Sugarlicious
 
 
riposto da riccionascosto alle 12:29 | post & commenti | commenti (4) (popup)
scomparto:ammatula, granci

giovedì, 19 giugno 2008

La mattina il traffico non è mai scorrevole. Rispetto a quando il mio ufficio era in periferia, il percorso casa-ufficio prevede, in media, due chilometri in meno e più del doppio del tempo.
Ma questo è già nel conto dei semafori (35 - anzi, ora, 32 perché tre ho trovato il modo di evitarli - contro i vecchi 8-10).

Stamattina, però, da un certo punto in poi il traffico era superiore al normale. A un tratto eravamo praticamente fermi, malgrado il semaforo fosse verde; tutti incolonnati dove di solito la strada è già sgombra, prima del semaforo successivo.
Sento una donna dire: "ci sono due incidenti, due", e un'altra far segno verso il lato opposto del viale. Seguo la direzione del suo sguardo e nella carreggiata opposta - è la Circonvallazione Gianicolense, due vie a senso unico e doppia corsia, in mezzo una doppia corsia di tram - vedo, quasi al semaforo, uno scooterone di traverso, a terra, davanti a una macchina. Dev'essere successo un po' di tempo prima, perché non c'è nessuno a terra. E il secondo?

Continuiamo ad andare a passo d'uomo, più avanti addirittura il traffico è deviato, dei birilli, un segnale di deviazione, freccia a sinistra. Poco prima del semaforo, una utilitaria (una Ka, forse un'Aygo) sopra altri due scooter, di uno si vede il baluetto che sporge da sotto l'auto. Ci sono auto della polizia municipale, i vigili fanno segno di passare ma si procede lentamente, sfilando accanto ai mezzi che stanno lì, uno sull'altro. Nel curvone lì davanti (siamo alla stazione di Trastevere) una ragazza su un Liberty passa sui binari del tram, perde l'equilibrio e cade. Non si è fatta granché, per fortuna. L'aiutano a rialzarsi e risale in motorino; al semaforo successivo le chiedo come va e lei sorride, incerta.
 
Resta un nodo alla bocca dello stomaco, che è difficile da sciogliere.
 
Stare su due ruote - in città, ma anche fuori - è sempre un rischio. Lo sappiamo ogni volta che ci saliamo, e un po' di paura aiuta ad essere più prudenti. Ma lasciarsene sopraffare significherebbe non salire più su  una moto (scooter, bici, quello che volete). C'è poi chi, al contrario, pensa che tutto ciò a lui non può capitare, che usa il casco ma lo porta slacciato - che fa più fico - o fa sorpassi sul filo del millimetro per guadagnare pochi metri anche davanti a un semaforo rosso. Ma prima o poi l'imprudenza si paga (no, non è un malaugurio, solo una constatazione).
Nel caso di cui sopra, non so quale sia stata la dinamica, ma in qualsiasi incidente la colpa non è mai - o quasi mai - da una parte sola; può variarne la percentuale. Ma certo, per fare arrivare l'auto sopra gli scooter, l'impatto dev'essere stato veloce. E speriamo che le conseguenze non siano state troppo gravi.
riposto da riccionascosto alle 11:18 | post & commenti | commenti (8) (popup)
scomparto:ammatula

venerdì, 13 giugno 2008

Lo so, lo sento.
Quello che è accaduto ieri non è stato un caso, ma tutta colpa del Grande Cespuglio, in visita ieri (e anche oggi) nella capitale.

Già ieri mattina le prime avvisaglie, vigili in giro, macchine della polizia onnipresenti. Verso le 11.30 mi tocca uscire dall'ufficio e tornare a casa, dov'è prevista una lettura di contatori (stavolta quelli del riscaldamento, per cui la presenza è indispensabile).
Sul lungotevere davanti al S. Spirito, una serie di MP3 (che non sono file audio, ma i nuovi scooteroni a tre ruote) rossi e strombazzanti, cavalcati da coppie di poliziotti, si fanno strada nel traffico, e me ne trovo uno alle spalle che mi costringe a  salire sul marciapiede - io, ferma al semaforo - per fargli strada.
Arrivati all'imbocco della salita del Gianicolo, una brutta sorpresa: la strada è bloccata, tocca fare un giro largo per arrivare a casa. Ed è la prima.

Per evitare ulteriori deviazioni, una volta salutata la gentile "controllora", ho deciso che per tornare in ufficio era meglio prendere il tram. Almeno quello non può deviarlo, il percorso. Così, armata di impermeabile e ombrello, cammino per una decina di minuti fino alla fermata, dove prendo il tram al volo. Non faccio in tempo a rallegrarmi per la mia scelta che, arrivati al lungotevere, il conducente ferma il tram, annunciandoci che  - a causa della rottura di un mezzo poco più avanti - non può proseguire.
Poco male, siamo quasi al capolinea e devo aggiungere solo dieci minuti alla passeggiata già  programmata tra capolinea e ufficio. Ed è la seconda.

All'uscita dall'ufficio, mi dirigo di nuovo al capolinea per prendere il tram di ritorno. Una pioggerellina sottile mi consiglia di aprire l'ombrello, ma almeno non suderò come è successo prima.  Arrivata lì, un dipendente dell'ATAC ci orienta verso autobus sostitutivi. Sembra ci sia stata ancora la rottura di qualche mezzo (o forse lo stesso di tre ore prima?). Insomma, saliamo sul bus e dopo un po', finalmente, il mezzo stracolmo - la cui capienza è nettamente inferiore a quella del tram, così come la frequenza - parte. Il percorso dovrebbe essere più o meno lo stesso del tram, i tempi più lunghi. Pazienza, per fortuna ho un libro a farmi compagnia. A un certo punto, il conducente ci annuncia che - contrariamente a quanto lui stesso sapeva - non proseguirà fino al capolinea. Sembra che da quel punto in poi il tram funzioni di nuovo. Intanto ci fa scendere, poi prenderemo il mezzo. Sì, ma quale?
Per non aspettare ancora (e poi magari capitare in un tram superaffollato) decido di tornare a casa a piedi, dove finalmente arrivo, dopo mezz'ora/tre quarti d'ora di strada e - lo scoprirò dopo - un calzino bucato. Ed è la terza.

E meno male che venerdì 13 è oggi (e non sono neanche superstiziosa)!

riposto da riccionascosto alle 11:28 | post & commenti | commenti (5) (popup)
scomparto:ammatula

lunedì, 26 maggio 2008

Se mi perdonate l'autoreferenzialità, vorrei farvi partecipi di un fatto curioso.
O meglio, di una cosa che mi incuriosisce assai.

Si parla, ogni tanto, di referrers sui blog, ovvero delle chiavi di ricerca (spesso assurde, talvolta divertenti) con le quali si arriva sul blog. Spesso si tratta di combinazioni casuali, qualche volta lo sono meno.

Una volta da una frase un po' troppo precisa mi è capitato di risalire a una tipa che, chissà perché, aveva copiato un mio post e poi lo aveva modificato un poco, adattandolo e riscrivendolo da lei.

Questa volta la cosa è un po' diversa, nel senso che davvero non capisco.

Giorni fa, dando un'occhiata alle chiavi di ricerca, ne avevo trovato diverse che si riferivano alla Promenade di Chagall, su cui avevo scritto un post dopo aver visitato la mostra, lo scorso marzo. Niente di strano, visto che avevo pure postato un'immagine del quadro.
La cosa strana era un'altra, come si vede qui sotto:

linkpromenade2

Dei 17 "arrivi" sul post che ho sintetizzato qui sopra, 6 puntano generalmente al quadro, ma ben undici - e si tratta di persone diverse - fanno riferimento a frasi del post.

Sembrerebbe che la cosa continui, almeno a giudicare dai nuovi referrer. E a questo punto io vorrei sapere come mai.

Perciò, ignoto/a estimatore/trice della mia "lettura", perché non mi dici come mai queste frasi ti piacciono così tanto, o se le hai trovate altrove?

riposto da riccionascosto alle 11:39 | post & commenti | commenti (5) (popup)
scomparto:trispito, ammatula, sperciate

mercoledì, 21 maggio 2008
... che il tuo cane, non vedendo veterinari da anni, voglia recuperare il tempo perduto e decida di farti conoscere tutti (o quasi) quelli del pronto soccorso veterinario vicino casa. Per riuscirci, smette improvvisamente di fare pipì, costringendoti a portarlo lì per cateterizzarlo. Poi, più vispo e leggero, torna a essere il cane di sempre (chianciulino, ma anche affettuoso e un po’ rompipalle) almeno per qualche ora, finché il fenomeno si ripete. Tra l’altro, senza che se ne sia capita l’esatta causa. E così da qualche notte anche il tuo sonno è agitato, l’orecchio teso a sentire eventuali lamentele, le uscite notturne o all’alba nella speranza che la cosa si risolva da sé o che, almeno, ne venga individuata l’esatta causa per rimuoverla. Nel frattempo, tieni dita (e zampe) incrociate e tappezzi la casa di giornali, che non si sa mai (ma non sai se, a questo punto, preferiresti trovarli asciutti o bagnati).
 
… che Milano sia “da strizzare” giusto quando hai portato con te solo un ombrellino mignon, di quelli che a stento coprono testa e spalle. Ma per fortuna in centro ci sono i portici, e ti puoi sempre riparare.
 
… che in una giornata dimezzata dai ritardi aerei incontri il tuo futuro (forse) capo, che ti chiede se, per recuperare tempo, sei disposta a pranzare con un panino mentre siete in riunione e poi, visto che sei tu che parli per quasi tutto il tempo (e gli altri nel frattempo mangiano) alla fine della riunione sei l’unica rimasta digiuna. Ma c’è il tuo ex capo, che quando lo chiami sta andando a pranzo, e così ti unisci a lui per un pranzo a base di pesce. E capita pure che, mentre chiacchieri con la collega con cui stai dividendo una ricciola marinata (oltre alle rispettive insalate di mare) ti chieda se per caso conosci… tuo marito, e per la coincidenza vi mettete a ridere entrambe.
 
… pure che la tua capo attuale – l’unica che ormai ti resta da vedere – ti dia buca, e così riesci anche a vedere l’amico blogger (ex? In pausa?) che per fortuna ha lo studio lì vicino, ma finiate a parlare di lavoro. No, pure dell’Inter. Alla fine, vi scambiate un abbraccio per interposta persona (di cui la sorellona è mittente/destinataria) e vi date appuntamento per la prossima volta.
 
… che finalmente riesca a rintracciarla, la tua capo, e come quelli prima di lei ti riempie di complimenti per il lavoro, ma non sa darti notizie sul tuo futuro; né quale cappello indosserai, né quale sarà la tua destinazione. E quando le dici che in queste condizioni lavorare è difficile e che questo processo dura più di una gestazione, china la testa e ti dà ragione, ma non sa darti risposte. Però si fa tardi e devi scappare.
 
… che tu prenda al volo il bus per l’aeroporto, e arrivi a imbarco già iniziato. Capita che ai controlli – che passi in velocità, dopo aver sventolato la carta di imbarco con orario in evidenza per saltare posizioni in coda – ti blocchino perché hai con te (per la ventesima volta almeno, anche se non l’hai mai usato) un cavo di sicurezza per il notebook, e secondo loro dovresti tornare al check-in per farlo spedire (il cavo?!?). Tu, con l’aereo che rischi di perdere, non ne hai proprio l’intenzione (avessi avuto tempo magari sì, giusto per vedere se l’avresti trovato all’arrivo o ne avresti dovuto denunciare lo smarrimento) e gli dici di buttarlo pure, e loro insistono, spiegandoti che proprio non possono fartelo passare, c’è l’anima d’acciaio! (e a che serve, per strangolare meglio?) Ma insisti che lo buttino, e alla fine te ne vai correndo fino al gate – ovviamente non quello indicato sulla carta d’imbarco – dove riesci a salire tra gli ultimi.
 
… che Roma non voglia essere da meno di Milano, e se quella era da strizzare, questa è da nuotarci dentro (o da cadere dentro i buchi che la pioggia ha scavato nell’asfalto). Ma che ti regali anche un’ottima pizza, davanti alla quale, finalmente, ti rilassi un poco. Poi casa, sonno, sveglia all’alba (e, di nuovo, Ares).
 
Capita, insomma, di correre con la sensazione di non arrivare.
riposto da riccionascosto alle 13:01 | post & commenti | commenti (13) (popup)
scomparto:ammatula, facce conoscenti, armali

martedì, 13 maggio 2008

Scrive Giulia nei commenti al post precedente: "Oggi non è difficile trovare un branco".

Io penso invece che trovarlo - non il "branco" per quello che si intende oggi, nell'accezione negativa data al termine (vedi per esempio quanto scritto a proposito di ciò che è avvenuto a Verona) - sia difficile.

Forse perché io penso al branco - quello dei lupi, in particolare - come al "popolo libero" di cui parla Kipling nel Libro della Jungla. Quello che rispetta le leggi, che offre cibo e riparo a chi ne ha bisogno (Fratel Bigio, uno dei fratelli di Mowgli,  dice: "la mia tana è la tua tana, la mia traccia è la tua traccia, la mia preda è la tua preda se avrai fame, fratellino").

Altro che l' "homo homini lupus" di cui parla Hobbes!

Se davvero l'uomo si comportasse come i lupi di Seeonee all'interno del branco, forse vivremmo meglio (poi, c'è sempre da capire perché per parlare di caratteristiche negative scomodiamo gli animali; ma questo sarebbe un lungo discorso).

Ululati a parte, a me non dispiacerebbe essere un lupo. Non un solitario, forse, o forse sì.

Con il potere rigenerante di Wolverine, magari. Perché no?

Sentire il richiamo delle notti di luna potrebbe essere un inconveniente, lo ammetto, ma poi una soluzione si può sempre trovare.

(Intanto, alcuni lupi - cattivi e non - qui. Altri, magari, vi vengono in mente...)

 

riposto da riccionascosto alle 12:48 | post & commenti | commenti (8) (popup)
scomparto:ammatula, sperciate, armali

lunedì, 05 maggio 2008

Coincidenze?

Il Bardo direbbe che non esistono; esistono solo le sincronicità degli eventi. Ad ogni modo, proprio dopo aver scritto il post a proposito di libro della Jungla, sangue, lupi e Branco (il popolo libero di Seonee), mi capita sott'occhio l'oroscopo di Brezsny per questa settimana (1-7 maggio, quindi ci siamo ancora):

cancro - da Internazionale.it

Cancro (22 giugno - 21 luglio)

È arrivato il momento di darti un consiglio per il quale finora non eri preparato. Se te l'avessi detto troppo presto, lo avresti frainteso o addirittura non avresti capito di cosa parlavo. Te lo dico ora perché nelle ultime settimane hai ritrovato parte della tua selvaggia naturalezza, per cui posso rivelarti la seguente verità, presa in prestito dal poeta Charles Simic: "Chi non sa ululare non troverà mai il suo branco".

Ora mi sorge un dubbio, però: devo trovarmi un maestro di ululati, o basterà aspettare la luna nuova?

(purché, tra branchi, lupi e ululati si riesca a trovare sempre la strada di ... caaasa)


riposto da riccionascosto alle 15:01 | post & commenti | commenti (21) (popup)
scomparto:ammatula, granci

lunedì, 21 aprile 2008

... mi sveglio, promesso.

Sempre che qualcuno riesca a tirarmi fuori dal letto.

 

(nobodyhere, via varasca)

riposto da riccionascosto alle 14:10 | post & commenti | commenti (6) (popup)
scomparto:ammatula, sperciate

giovedì, 17 aprile 2008
E' una primavera strana, questa.
Una primavera indecisa, che alterna giorni bellissimi a mattine quasi autunnali, nuvole che si rincorrono e litigano nel cielo, vento dispettoso e freddo.
Una primavera pigra, che la mattina, anziché invitarti alla sveglia come in quella vecchia canzone, ti fa girare di lato e desiderare di continuare a dormire.
Una primavera triste, di cieli grigi e orizzonti incerti.
 
Quando il tempo cambia troppo spesso, accade che ci si raffreddi.
In questa primavera, come scrive di sé Hanging Rock, si sono ammalate le parole.
La verità è che la parola si ammala, si ammala come il tempo, come tutto. A volte si ammala di semplice raffreddore, o di febbre, o di allergia a certi discorsi. Nei casi più gravi può ammalarsi di tumore, producendo metastasi di frasi avvelenate o senza senso; di immunodeficienza, che la rende vulnerabile a qualunque pensiero infettivo; del morbo di alzheimer, con un declino progressivo delle funzioni intellettive e della memoria, con alterazioni della personalità e del comportamento.
La verità è anche che la parola è un muscolo: va nutrita, va allenata, va mantenuta, va anche accarezzata. Ché ha molto da derivare da se stessa, ma mai per sé, e mai da sola
.
”  
 
Le parole di alcuni (e non serve linkarli) hanno preso il volo, o sono fuggite verso altri lidi da cui, si spera, torneranno. Forse un po’ cambiate, ma riconoscibili.
Altre si rintanano in casa, aspettando che il tempo sia migliore per fare capolino.
Alle mie ho avvolto una sciarpa intorno al collo, sperando che prima o poi tornino a cantare, allegre.
Mentre le attendo cerco, insieme a loro, di riscoprire le sfumature dei silenzi (*).
Ché forse, almeno loro, mi diranno qualcosa.
(*) e perdonate le autocitazioni. Ma qui, per risparmiare, si riciclano parole. E silenzi, anche.
riposto da riccionascosto alle 11:25 | post & commenti | commenti (7) (popup)
scomparto:ammatula

martedì, 15 aprile 2008

A votazioni avvenute, il risultato non è proprio quello che avrei voluto vedere, ma mi sembra piuttosto netto.

Mi interrogo sugli errori degli exit-poll - me lo dico ogni volta, è come se chi è intervistato si vergognasse di dire la verità sul proprio voto, o è proprio che la metodologia è errata? - ma poi, hanno poca importanza le parole, rispetto ai fatti.

Flounder stamattina ci ricorda una canzone di Gaber, a me non esce dalla mente una canzoncina che cantavano a "Indietro tutta" (e quasi scommetterei che fosse la canzone del Nord): "Abbiamo vinto, non si divide, chi vince ride AH AH AH AH!"

Non avendo vinto, non rido affatto. Ma temo che l'atteggiamento di chi ha vinto sia proprio quello... e mi viene ancor meno da ridere.

Tra parentesi - e non tanto - vedo che gli unici tre senatori U*C vengono dalla Sicilia (e non ho bisogno di guardare per sapere chi sia il primo) e l'umore non migliora.

 

riposto da riccionascosto alle 10:56 | post & commenti | commenti (5) (popup)
scomparto:ammatula, ficurinnia