lunedì, 05 novembre 2007
(pensieri “seduti” sul sellino posteriore di una moto)
 
“zavorra”, “zavorrina” (o, in alternativa, “zaino”) è l’espressione usata dai motociclisti per indicare il passeggero di una moto. Molto spesso questo coincide con la gentile (?) compagna dello stesso, che però, oltre a essere “peso morto”, servirà pure a qualcosa, no?
 
 
Curve. Le curve esercitano un’attrattiva particolare sui bikers. E non parlo delle curve delle zavorrine altrui (la propria non possono vederla per ovvi motivi, almeno quando stanno in sella), ma proprio qualsiasi curva. Il che comprende ovviamente le strade, ma non solo.
Per esempio, avete mai visto un gruppo di bikers in gruppo attorno a una moto? Be’, almeno una volta su quattro stanno parlando di ruote. Si accucciano per guardare il disegno del battistrada, per osservare la “spalla”, per scrutare con occhio critico i lati del copertone (cioè, non proprio il lato, ma la parte laterale del battistrada) e vedere quanto e se è consumato.
Discutono di mescole, di grip, di incisioni e disegni, e possono passarci delle ore, così. (Il che vi consente di andare a prendere un caffè, fare la fila al bagno, vagare indisturbata per l’area di servizio e poi tornare senza che se ne accorgano; quindi, se volete allungare una sosta, gettate lì un’osservazione sullo stato delle gomme di questa o quella moto… successo garantito).
Ma torniamo alle strade. Un biker non va in autostrada se non vi è proprio costretto, per motivi di tempo e per accorciare qualche tappa in un percorso lungo. Lo vedrete però andare in sollucchero per una bella strada di montagna, piena di curve e tornanti. Perché in fondo - ma no, anche in superficie - una delle cose belle della moto è piegare (cioè, inclinare la moto in curva). Qualsiasi biker in tuta vi mostrerà con orgoglio il consumo delle sue saponette (le protezioni per le ginocchia) e alcuni meno esperti ma più narcisisti potrebbero addirittura tentare di consumarle fittiziamente, ma io non ne conosco, per fortuna. Più le curve sono vicine fra di loro, più il biker sarà felice, nello zigzagare tra l’una e l’altra. Però ricordategli che non è una buona idea fermarsi nel mezzo di un tornante, magari in salita e piuttosto ripido: potrebbe non trovare un punto d’appoggio per il piede. E se non lo trova lui, figuratevi voi, che i piedi li avete molto più lontani da terra. Quindi, in via preventiva, portate sempre con voi, sulle spalle, un piccolo zainetto. In caso di caduta non salverà la vostra dignità, ma in qualche modo aiuterà la vostra schiena.
 
Cadute. Se parlate con un pescatore, vi terrà delle ore incatenata mentre descrive minuziosamente pesi e misure delle sue prede e, probabilmente, descriverà con altrettanta attenzione (ed esagerazione) quelle che gli sono sfuggite per un soffio, ma che prima o poi cadranno sotto la sua mano esperta (Mobi Dick, insomma). Allo stesso modo, il biker sarà più che disponibile a dirvi delle sue leggendarie imprese, giri in pista a velocità inverosimili, record del miglio lanciato in autostrada, mille e mille curve affrontate senza neanche la minima esitazione. Ma lo troverete anche ad esaltarsi di fronte alle cadute più rovinose, purché ne sia uscito. I racconti delle cadute altrui sono più mesti e, a volte, didattici, ma quelli delle proprie cadute possono addirittura arrivare alla dimensione di un mito. E così si fa a gara sulle cadute più imbarazzanti (quelle da fermo, un “classico” della moto, tra cavalletti che non si aprono, piedi che non trovano appoggio), su quelle più spettacolari ma prive di conseguenze, su quelle più “incoscienti”. Finché si è lì per raccontarle – è il pensiero che aleggia, non detto – ci si può anche ridere sopra.
 
Saluti. Ad onta di quanto contrabbandato dai film americani, pieni di Hell’s Angels  barbuti e un po’ inquietanti (ma quelli sono harleysti, è un altro pianeta comunque), i bikers sono d’indole gentile, e soprattutto sono molto cordiali tra di loro. Se ad esempio, incrociate un biker e quello fa il gesto di tirarvi un calcio, non equivocate: non è che stia tentando di disarcionarvi (anche perché i duelli sono stati banditi da tempo); è solo che in quel momento non può togliere le mani dal manubrio per farvi ciao ciao, e vi saluta così. Allo stesso modo, gesti apparentemente senza senso possono segnalare a chi viene dalla parte opposta la presenza di un autovelox (per cui è d’uopo rallentare) o di qualche pattuglia – su questo, sono solidali anche gli automobilisti che, però, si limitano a lampeggiare – oppure lasciare strada a qualcuno che ti arriva dietro a velocità. O, ancora, essere semplicemente il tentativo di sgranchire le dita per troppo tempo aggrappate al freno. Dipende.
Anche i saluti, però, sono selettivi. Se per esempio (non sia mai) doveste incontrare un amico che, per sua sfortuna o per attitudini personali possiede uno scooterone, fingete di non conoscerlo e giratevi dall’altro lato, pena la ricerca di giustificazioni (per l’amico e per le sue incaute scelte, ovviamente. Voi, comunque, da biker, ne uscite bene). Il top (dei saluti indecorosi) si raggiunge con i possessori di TMax, maxiscooter che vorrebbe travestirsi da moto. E vi lascio immaginare (non è difficile, su) il pensiero di un true biker al proposito…
 
 
Scherzi a parte, ieri abbiamo trascorso davvero una bella giornata, in giro per le strade della Val Nerina con un gruppo di bikers e zavorrine in gamba. E anche di buon appetito, direi ;)
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lunedì, 03 settembre 2007
(pensieri “seduti” sul sellino posteriore di una moto)
 
Dicono che “zavorra” (o, in alternativa, “zaino”) sia l’espressione usata dai motociclisti per indicare il passeggero di una moto. Molto spesso questo coincide con la gentile (?) compagna dello stesso, che ritengo non sia esattamente entusiasta del termine. Io, almeno, non lo sono particolarmente… ma in mancanza di meglio, per ora me lo tengo.(Ah, se proprio volete vedere il precedente, lo trovate qui ).
 
 
Destinazioni. Se proponete al biker una romantica gita di tre giorni a Praga, Vienna o Dublino e lui vi risponde che preferisce un agriturismo in Umbria o Toscana, non prendetevela. Non è che lui non voglia andare in questi posti, o non ci voglia andare con voi. E’ che è difficile arrivarci in moto e ritornare, in così poco tempo. Quindi vi conviene sorridere, rimandare le località raggiungibili in aereo a tempi più rigidi (in senso meteorologico) e cercare su internet una valida sistemazione per la notte. Agli itinerari ci pensa lui, e potete scommettere che saranno pieni di curve, con tappe che, per essere rispettate, dovrebbero prevedere una serie di infrazioni ai limiti di velocità che è meglio dimenticare. Pensate invece che verrete ripagate, durante la vacanza, da un sorriso semiperenne e dall’assenza di lamentele, acquisendo per di più il diritto di farle a vostra discrezione (possibilmente dentro il casco, e a interfono chiuso). Il cambio non sarà vantaggioso, ma perlomeno è equo.
 
Bagaglio. Come “zavorra” di pesi dovreste intendervene, quindi è abbastanza logico che preparare il bagaglio tocchi a voi, non senza dover subire la supervisione generale del biker. La divisione dei pesi è infatti essenziale all’assetto della moto, quindi scordatevi il terzo paio di scarpe, o quel vestitino così carino che però… tanto non riuscireste a metterli.  A meno che non riusciate a convincere LUI a cedervi una parte della borsa laterale, il vostro abbigliamento dovrà essere ridotto all’essenziale. Perché poi le due borse dovranno avere pesi uguali (e grasso ci cola se non le mette sulla bilancia per verificare). Se si tratta di borse morbide, si passa poi a metro e livella per verificare che sporgano in modo esattamente uguale da ogni lato, con la posizione ottimale delle cinghie fissata con pennarello per non perderla. Che poi la posizione ottimale inizialmente individuata sia tale che non potete salire in sella dal predellino posteriore è un dettaglio secondario. Per lui, ma non per voi. Cercate quindi di evitare che le vostre gambe, dopo essere state piegate per ore in un angolo quasi impossibile, si rifiutino di raddrizzarsi per scendere dalla moto, e pensateci prima.
 
Tempo. Tempi di percorrenza  e di permanenza sulla sella sono correlati tra di loro: in modo non lineare, però. Il loro rapporto, calcolato secondo una formula che più che matematica, è alchemica, è poi soggetto a tutta una serie di variabili che comprendono la vostra vocazione al supplizio, la morbidezza e le dimensioni della sella, lo stato del manto stradale e anche il tempo meteorologico. Ovviamente, non in quest’ordine. Nel senso che la capacità di adattamento del vostro fondoschiena è una variabile assolutamente dipendente, mentre la dipendenza del biker da nicotina o caffè è prioritaria. Quindi, un’accurata selezione di biker tabagisti o caffeinodipendenti potrebbe essere una buona idea; purché poi non vi lamentiate che sono già sei ore che state in sella e non siete ancora arrivati.
 
Soste. Quelle preventivate – e quindi calcolate nei tempi di percorrenza – non sono mai quelle reali. Ricordate quello che c’è scritto nel Vangelo? “Siate vigilanti, perché non sapete il giorno e l’ora”. Bene, qui per fortuna non si tratta di giorni, ma certo bisogna approfittare dell’attimo fuggente. Quindi, oltre ai movimenti in piega, meglio sincronizzare anche l’utilizzo delle toilette o – ma sembra ovvio – altre necessità. E soprattutto, ricordarsi che, quando negherete stoicamente di avere bisogno di sgranchirvi le gambe perché “ci fermiamo fra poco”, starete per imboccare una strada di montagna stretta e piena di curve, sulla quale sarà impossibile trovare spazio di sosta per chilometri e chilometri. E quando lo troverete, sarà pieno di bestiole non meglio identificate, ma dall’aspetto poco rassicurante; con le ali, per di più. “Carpe sostam”, insomma.
 
Tempo. No, non è un errore. E’ che stavolta si tratta proprio di tempo meteo. Nei confronti del quale, il biker ha un atteggiamento particolare. Se siete cresciute con il motto che “non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento”, sarete sconcertate dall’idea che un biker non si considera tale se almeno una volta, nella sua vita, non si è colato come un pulcino e  - soprattutto! - fino a dover strizzare pure le mutande (Sì, lo so, voi non ci crederete, ma almeno tre o quattro persone me l’hanno confermato, e con orgoglio, persino). Certo, il bauletto può anche contenere tutta l’attrezzatura antipioggia (tuta, guanti, financo le ghette); ma che questa raggiunga la vostra persona in tempo utile, è tutta un’altra storia. Se non ci credete, provate a guardare sotto i ponti delle autostrade, quando piove. Ci trovate ammucchiati biker che magari stanno proteggendo le amate borse, ma quanto a loro, sfidano le intemperie con un’alzata di spalle. Le ultime parole famose? “Sono solo quattro gocce!” che, secondo una delle innumerevoli leggi di Murphy e soci, sono esattamente il preludio a un nubifragio. Mai sfidare gli dei, e specialmente Giove Pluvio, che è piuttosto suscettibile (Il consiglio è quindi, almeno voi, di attrezzarvi PRIMA di salire in sella; e soprattutto, portatevi dietro l’aspirina!).
 
Percorsi. Il ruolo della zavorra non è poi così passivo come sembrerebbe, o almeno può non esserlo. Tra le varie incombenze, c’è quella di battere sulla spalla del biker per avvertirlo di avere saltato il bivio giusto. E piuttosto energicamente, altrimenti penserà che, come al solito, vi lamentate per un sorpasso un po’ azzardato (per voi, ma assolutamente sicuro per lui) o di qualche altra quisquilia. Ma non è lui alla guida?, vi chiederete. Appunto. E pensate che, attento com’è a sentire il suono del motore, a contare i giri, a sospirare compiaciuto per le curve che si stendono davanti al suo sguardo, a salutare i biker che incontra lungo la strada, abbia ANCHE il tempo di osservare i cartelli stradali? No, tocca a voi memorizzare il percorso, visualizzando nella mente non solo la destinazione finale ma anche quelle intermedie, in modo da poter in(ter)ve(n)ire al momento giusto. Se non siete capaci di leggere una cartina stradale, almeno cercate di tenere a mente il nome dei prossimi due/tre paesi sulla strada (che i cartelli, si sa, non sono sempre così precisi). Altrimenti, incrociate le dita. Prima o (più probabilmente) poi, da qualche parte arriverete. E un’inversione di marcia è sempre possibile…
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