Questa è una lunga riflessione di Ottorinomat (Otto per gli amici) che trae spunto da un post di Sphera e si allarga poi a ventaglio. La prima e seconda parte qui e qui)
di Ottorinomat
"bar ai portici".
Pausa di mezzogiorno, quando posso ci vado per un caffè.
E' un bar con un bell'arredamento, giovanile, clientela che, nella media del paese, è quella che ci tiene ad andare a bersi un bicchiere così, col sorriso sulle labbra. Non è il bar del don, porto di mare di lavoratori.
Non è il bar davanti alla chiesa, di popolazione quasi esclusivamente maschile e di mentalità abbastanza chiusa, gente con cui difficilmente riesci a scambiare una parola.
Non è nemmeno l'Ambaradan, che ho depennato al terzo caffè, dove ti senti studiato da capo a piedi da quando entri a quando esci; dove, a quanto pare, hanno quel prurito malcelato di sapere esattamente chi sei e chi frequenti.
" Ai portici " è la modesta vetrinetta del paese, dove dietro il banco si alternano due ragazze, che suppongo sorelle per la somiglianza.
Ieri, tra i clienti non abituali, entrano 4 edili per un caffè.
Non ci posso fare nulla, è diventato quasi un istinto per me, mi incuriosiscono. Ed i miei sensi cominciano a fiutarli, a cercare di leggere oltre gli occhi ed il portamente. Vestono tutti di scuro, un abbigliamento edile si, con annessa polvere e macchie di malta, ma privo di qualsiasi fantasia. Nulla che sia un capo fuori ordinanza, un avanzo d'armadio che tanto in cantiere chissefrega, può andar bene, dando un tocco di colore in più.
Tutti e 4 bassi di statura e dallo sguardo spento, moscio, forse soltanto umile. Quasi che si sentissero fuori luogo.
In questi giorni leggendo ho trovato una frase che mi ha sorpreso: "Ci sono uomini che si abbattono alla prima difficoltà della vita e non rialzano più la testa, piegati, sconfitti per sempre ". E' un po' pesante, ma mi pare ci possa stare, certamente non mi paiono tipi che rialzano la testa, sconfitte o meno che sia. Perchè il gioco di fiutare le persone ti spinge a classificarle quanto prima. Anche a costo di sbagliare, che se non sbagli non impari a cogliere certi dettagli minimi, e non impari ad affinare sempre di più il fiuto.
Pura sensazione di pelle, azzardo che non vadano oltre i commenti sul calcio, che sfoglino al massimo un quotidiano locale, che gli sembri normale assuefarsi al comando televisivo, che leggere un libro è una cosa che si fa una volta nella vita, come il battesimo o la naja, quando c'era.
Nel tempo di un caffè riesco a captare un accento meridionale. Son cioè pesci fuor d'acqua. Ed almeno questo corrisponde allo sguardo forse umile, da cui traspare un certo senso di disagio.
Oggi ancora al bar, ma stavolta con Ciprian, un rumeno che lavora con me.
Sveglio, giovane e di buona volonta, come quasi tutti i rumeni che ho conosciuto. Inoltre dotato di un buon senso dell'umorismo.
" Ah, ho saputo che aspetti un figlio. Complimenti "
" Complimenti un corno " mi risponde " adesso cominciano i problemi, altro che complimenti. Eppoi io e mia moglie sapevamo cosa stavamo facendo, mica stavamo giocando "
Ridiamo.
E' molto interessante confrontarmi con lui. Il che equivale ad un confronto Italia Romania. Cultura usi e costumi. Per lui qui è tutto bello, non capisce chi si lamenta. L'assistenza sanitaria qui è favolosa, mi dice.
Replico che ieri un tizio all'ospedale è morto perchè hanno sbagliato gruppo sanguigno durante una trasfusione. Non si scompone, dice che son cose che succedono anche in Romania, e che dovrei guardare il tutto nel complesso. Dal suo punto di vista non ha tutti i torti, qui effettivamente è molto meglio. Chissà se riuscirò a fargli capire che nonostante sia tutto meglio certi errori non dovrebbero succedere.
Ma ecco che rientrano i 4 edili blu. Automaticamente si riaccende il radar, ne fa le spese Ciprian che ascolto con un orecchio si ed uno no.
Come ieri, un giro di caffè. Stavolta non escono subito, tentennano. Ho i sensi all'erta, forse succede qualcosa. Infatti ecco che uno dei 4, che mi gira le spalle, pesca da una coppetta sul banco. Arachidi o popcorn? Non vedo, sono coperto, lui ingolla trita e deglutisce. Lo vede Jessica, però.
Che, ovviamente in maniera assolutamente istintuale, fa il suo lavoro: vendere.
"Sono buoni, al gusto di caffè?" e ci piazza un sorrisone. La topastra ha fiutato, puntato la preda e gettato l'esca, cioè un bel sorrisone. Ad un metro e mezzo di distanza, apparentemente impassibile, mi ritrovo ad urlare
mentalmente, a fare il tifo: " vai Jessica vai vai vaaaiiiiiii ".
Ed il sorrisone esca accalappia la preda: rotto il ghiaccio i 4 scambiano due parole con la Jessi, sorridono pure loro di rimando, ed ecco ordinato un giro di 4 amari, ramazzotti per la precisione.
Sempre mentalmente mi esce un " Siiiiiii " lungo un chilometro, i miei omaggi, Jessica. Loro erano le prede e tu la predatrice, tutto secondo copione.
Mi accorgo che in quei brevi istanti mi sono completamente dimenticato di Ciprian. E quando lo rimetto a fuoco penso che è a volte girare da soli è veramente interessante.
"Vabbhe, Cipri, però sbagliare gruppo sanguigno in una trasfusione, e che cazzo... quello è morto "
"T'ho detto, son cose che succedono anche in Romania. Piuttosto sai che vuol dire se in ospedale un dottore ti prende una mano e ti picchietta sul palmo con le dita?"
"No, che vuol dire?"
"E' un modo per chiedere dei soldi"
"E tu glieli dai?"
" Hai il tuo pacchettino di soldi e senza farti vedere in qualche maniera glielo infili in tasca. Lui poi va in una stanza dove non c'è nessuno, anche al cesso magari, e li conta. Da questo dipende poi come ti cura. Una volta succedeva più spesso, adesso meno...."
Nulla da fare, su questo concetto Cipri è un po' cocciuto di suo. Viene dai dintorni Bacau, citta nell'est della Romania, al confine con la Moldavia.
Tutti gli altri rumeni che ho conosciuto venivano tutti da Bacau e dintorni, stessa zona. Quindi stesso ambiente, stesse infrastrutture, stessa povertà, se vogliamo leggerla così. Eppure erano più elastici nel ragionare: qui si sta molto meglio, ma riconoscevano che non tutto è santo.
Bene, chiudiamo con la Romania.
Nella ditta dove lavoro ora, oltre al Cipri, c'è un marocchino ed un tunisino.
Quanto al marocchino, giovanissimo, la prima cosa che ti viene a mente è "se questo lavoro non ti piace perchè non cambi?". Si, esattamente così, schietto. Talento eccezzionale nell'imitare altri colleghi, sfottendoli, ma niente di più. Nemmeno lavarsi le proprie scarpe se sporche di malta. Un emerito lavativo, se sei di bocca buona magari simpatico. Perchè non è un rompiscatole, ma nulla più. Anzi assolutamente nulla più.
Il tunisino invece è diverso. Volonteroso ma orgogliso, su cinque cose da fare una devi lasciarla a lui, in quanto a decisione sul come farla. Non è affatto una cima e si poteva fare di meglio, ma lasciargli un contentino è la maniera migliore per ottenere la sua stima, e di conseguenza l'obbedienza assoluta nel come fare sulle altre quattro.
Non mi ha mai parlato di animali più o meno commestibili in Tunisia, piuttosto mi ha fatto vedere orgoglioso il display del telefonino. Una scritta in arabo che significa "Allah è grande". Ma "Allah akbar" lo avevo già imparato dai reportage in Afghanistan di Mimmo Candito. In ogni caso è musulmano sunnita convinto e praticante. " Ottima occasione per tartassarlo di domande sull'Islam " mi dissi. E, tanto per cambiare, sonoro scorno. E' franato come un gigante dai piedi d'argilla alla sola richiesta di una spiegazione esaustiva sulle differenze tra sunniti e sciiti. Volendo girarla sul cattolico, per capirsi, è come una vecchina sgranarosari.
Biascica pedissequamente i suoi precetti tanto quanto le avemarie, ma chiedete voi ad una vecchina che differenza c'è tra una un cattolico ed un protestante. Scena muta. Altrettanto per lui tra sunniti e sciiti. Manco gli avessi chiesto in che crede un induista.
E' solo riuscito a confermarmi che bene o male, con la lingua araba, dal Marocco al Pakistan in qualche maniera si capiscono. A parte l'Iran. Perché in Iran parlano farsi, che è cosa molto diversa. Comunque è già qualcosa.
Voglio dire, è molto più avanti di certi quotidiani, ed anni luce più avanti di certi bloggher, che sputacchiano sentenze definitive su presunte inciviltà ben prima del concetto " informarsi prima di aprire il becco ".
Quanto agli italiani, stendiamo un velo pietoso.
Magari un'altra volta, via.
Leggevo giusto un paio di giorni fa la home page del progetto winston smith. Associazione che si batte per il progetto del rispetto della privacy on line. Tradotto associazione che predica l'uso di programmi particolari per la criptazione dell' hard disk e per un uso delle mail criptografate.
Le associazioni di questo tipo di dividono in due categorie. Quelle che sostengono che "essere paranoici è un pregio" e quindi consigliano di criptare tutto. Le altre dicono che "essere paranoici non è un must però aiuta". Non so se voi credete al fatto che le vostre mail vengono tutte archiviate e controllate. Io son curioso e leggo pure sti tizi.
In genere son comunque tizi che hanno le idee molto chiare, al punto che l'introduzione è sempre chiarissima. Anche essendo somari di informatica come lo sono io.
Nella home del progetto winston smith si legge "non c'è peggior cretino di chi si crede di esser furbo". Ho riso a crepapelle per parecchio prima di proseguire. E' il ritratto perfetto del figlio di uno dei miei attuali datori di lavoro. (l'altro è lo zio, di cui si dice abbia detto " lo rispetto solo in quanto figlio di mio fratello. Dipendesse da me lo caccerei a bastonate"). Crede di essere imprenditorino ma non si accorge che al di fuori della ditta più che ramazzar scale non troverebbe da fare.
Un ego colossale, un totale idiota incompetente, un ragazzo con seri problemi di relazione col mondo. Ma c'è di peggio, Fantozzi. Nullità dalla parte dei lavoratori, lo adora e lo chiama " padrone " spontaneamente. Il mister Wolf di Pulp Fiction direbbe che si fanno pompini a vicenda.
Chiudiamo qui, che non val la pena di sguazzare in un letamaio.
La differenza delle persone sta nell'essere uomo, nel proprio ego, nel saper considerare e rispettare gli altri, nel farsi rispettare, non nell'etnia.











