lunedì, 07 gennaio 2008
Correva (anzi, gattonava, posto che si era agli inizi) l’anno 2006, e con esso prendeva piede un progetto che mescolava reale e virtuale, Cosmo e Caos, scrittura e pittura e creatività: il Quaderno Cartografico Viaggiante (QCV).
 
Il progetto nasceva tra le pagine (o forse dietro di esse) dei “cartografi folli”, ma presto si allargò ben oltre le aspettative del Maestro/Giocatore che nell’arco di poche settimane vide allungarsi la lista di coloro che aspiravano a riempirne le pagine.
 
Sin dall’inizio, poi, il Quaderno mostrò la sua indole di viaggiatore, raggiungendo mete impreviste (come quando Flounder lo portò con sé in Grecia) o rivoluzionando l’ordine delle sue visite, in relazione ad eventi particolari.
 
Si arricchì ben presto di doni inestimabili (disegni, mappe, foto, persino una serie di pennini donati a lui da Mario Bianco) e iniziò a mostrare, allegro e soddisfatto, la sua copertina dai posti più strani: colonne doriche e chiese medievali, alberi e laghi, motociclette e studi da pittore.
 
Continuò il suo viaggio, di mano in mano e sempre più gonfio e prezioso, per quasi un anno. Poi…
 
del suo destino, non è dato sapere.
 
Per fortuna, poco prima della sua scomparsa, Eus ha avuto la fantastica idea di scannerizzarlo mentre era in suo possesso.
Il tutto è poi stato caricato su Issuu ed è - meraviglia! - disponibile.

 

 
E così, in fondo, il QCV ha “completato” il suo percorso: dal virtuale al reale e ritorno.
 
Chissà che non fosse davvero questa, la sua strada.

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giovedì, 31 agosto 2006

Dicevamo?

Ah, sì... Il tempo passa.

E' passato anche il tempo delle ferie; intense e al tempo stesso rilassanti, con alcune sorprese e altre conferme, tutte piacevoli, per fortuna.

Tra queste, la sorpresa di riavere tra le mani il QCV (Quaderno Cartografico Viaggiante) e poterne gustare parole, disegni e oggetti lasciati da chi lo ha accolto, custodito, sfogliato e riempito dopo di me. Il quaderno era scortato dalla Sorellona, la cui compagnia - e quella di Max, suo malgrado costretto a scarpinare - si è confermata, ancora una volta, molto gradevole.

E poi luoghi vicini e sconosciuti, ed altri già noti e pieni di ricordi; e passeggiate, esplorazioni, a piedi, in moto e in auto, alla scoperta (o riscoperta) delle bellezze locali.

E'  volata, l'ultima quindicina di agosto, ed ora è tempo di sedimentare le immagini che gli occhi hanno colto e le fotografie fermato; di raccogliere i pensieri accantonati per fissarli con calma. 

Il tempo - e la pioggia - non sono passati invano neanche per la scritta sulla strada. Stamattina mi sono fermata proprio lì sopra, un attimo, per un saluto; ormai, però, solo qualche lettera conserva ancora la sua forma, troppo poco per indovinarne il contenuto. Sarà un segno?  

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venerdì, 31 marzo 2006

A me gli occhi, please!

Il quaderno è ormai in partenza, ma come tutti i bravi turisti non ha potuto fare a meno di farsi scattare delle foto (per le quali, data l'imperizia della sottoscritta, si ringrazia il consorte) a testimonianza della sua visita nella Città Eterna.

E, come si può vedere, l'attenzione è talmente concentrata su di lui, che anche il Colosseo perde d'importanza...  e si riduce a mero sfondo.

ULTIM'ORA

Sembra che l'itinerario del quaderno, più che dal caso, sia determinato dalla voglia di viaggiare e - soprattutto - di fare tappe non previste.
Pertanto, dopo aver inaspettatamente toccato ancora una volta la Sicilia prima di tornare a Roma, ora invertirà nuovamente la rotta e - anziché muoversi verso Nord -  partirà addirittura per la Grecia (sempre che una certa  signora sogliola non lo dimentichi per strada), grazie alla comprensione e alla pazienza della destinataria designata.

Insomma, come dice il Bardo, non esistono coincidenze ma eventi sincronici; il ritardo nella spedizione a quale categoria apparterrà?

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lunedì, 27 marzo 2006
Sto leggendo questo libro di Roberto Alajmo.
“La Città è così” scrive ”È fatta a strati. Ogni volta che ne sbucci uno ne resta un altro da sbucciare”.
 
E mentre sbucci, gli occhi possono lacrimare, se non hai appreso il trucco per evitarlo.
 
Nella parte “alta” di via Libertà, il comitato elettorale dell’attuale governatore non lascia modo al passante, incuriosito dalla colonna pubblicitaria posta a metà marciapiede, di dare un’occhiata all’interno. Le vetrine sono infatti coperte da un enorme adesivo plastificato che riporta, su fondo bianco, il simbolo della lista.
 
Non si vede movimento, ma la cosa, in fondo, mi interessa poco. Sto camminando sul marciapiede opposto, cercando con gli occhi tracce di un diverso “bianco fiore che però non trovo, e i piedi mi portano lungo strade note, eppure sconosciute.
 
“La Città cambia in continuazione. Magari a strappi, e non sempre in meglio. Ma cambia sempre” mi sussurra intanto Alajmo nella testa, e non posso che dargli ragione.
I marciapiedi sono quelli, giro un angolo per abitudine ma non riconosco i negozi, “perdo” i bar di riferimento, che lasciano il posto ad altro. Via i tavolini, se non in alcune aree che sembrano recinti, quasi a doversi difendere dai negozi e dalla fretta dei passanti.
 
E la Città del gusto e dell’olfatto, del sapore di crema di ricotta e dell’odore di panelle fritte si rintana in alcuni luoghi sacri, che resistono imperterriti, chinando appena il capo, come le canne, all’onda del cambiamento.
La sfincia di San Giuseppe  ha però un richiamo irresistibile; il solo pensiero della crema e della morbida pasta che l’avvolge ed è già acquolina in bocca, e una deviazione sul percorso programmato.
 
Ma ci sono altre Città, e le (ri)scopro l’indomani, mentre faccio fare al QCV (Quaderno Cartografico Viaggiante) un giro non previsto dal suo rigido (?) itinerario di viaggio.
 
È di nuovo via Libertà, ingombra come sempre di traffico, reso più esasperato da lavori che ne riducono la carreggiata.
 
Mi lascio guidare da due carabinieri a cavallo oltre i cancelli del Giardino Inglese, e per un poco il tempo rallenta, il suono dei clacson lascia il posto a quello dei gridolini di bimbi che ancora si stupiscono davanti a un germano che dorme nuotando, o dei ragazzi che “chiamano” la palla giocando a calcio. È il  primo sabato di primavera, e il sole lo conferma con un sorriso.
 
Non posso fermarmi, però, e mi avvio sull’altro versante del Giardino.
 
Bastano pochi isolati dall’elegante via Libertà ed è ancora un’altra città che mi viene incontro.
 
(dal quaderno cartografico viaggiante)
volgo lo sguardo a destra, e scorgo le finestre dell’Ucciardone.
Ancora qualche passo e la strada si apre in una piazza. A destra i cancelli dell’aula-bunker, più in là le gru dei cantieri e, dietro, il mare (ma non lo vedo). A sinistra, il monte Pellegrino e Castel Utveggio.
A Palermo tutto sembra a portata di mano, eppure molto è irraggiungibile.
In una traversa di via dei Cantieri, quasi nascosta, si trova la sede del Comitato di Rita Borsellino.
Qui c’è un’altra Palermo al lavoro: quella che sa di avere una strada tutta in salita da fare, eppure NON MOLLA.
Sono venuta qui a trovare un amico per parlargli d’altro, ma mi ritrovo a scrivere cartelloni, tentare di rispondere al telefono, ascoltare verbali di riunioni, leggere con un sorriso le cartoline che arrivano, piene di parole di incoraggiamento, di fiducia, di ricerca di un nuovo risveglio.
Tanti anni fa, la PRIMAVERA di Palermo scosse le coscienze, riempì i balconi di lenzuola e le strade di persone in protesta.
Ora la gente chiede che siano le stanze dei bottoni a riempirsi di aria nuova, e chissà se questa voce sarà abbastanza forte”.
 
Dovessi dar retta ad Alajmo, direi di no.
Però stavolta vorrei che riuscissimo a darlo, questo calcio all’impossibile, e farlo diventare realtà.
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