No, non preoccupatevi, non si tratta dell’ennesima catena da blog e/o mail.
E’ che ieri la catena del motorino si è incastrata e non riuscivo più ad aprirla.
Ovviamente l’ho scoperto quando, alla fine di una giornata intensa, non vedevo l’ora di tornare a casa.
Mi è toccato tornare in ufficio e aspettare il consorte che, dopo una iniezione di svitol e qualche fortunato colpo di cacciavite, è riuscito ad avere ragione della serratura “capricciosa” e a liberare me e il mio trispito*, consentendomi così di tornare a casa sulle mie ruote.
Altrettanto ovviamente, una catena che si apre così non è più affidabile, quindi mi è toccato cambiarla. Un salto al negozio di moto – quello “amico”, che uno sconto te lo fa sempre – ci fa scoprire che la spesa minima per un po’ di sicurezza “di qualità” sono 85 euro.
Che per il mio trispito, 8 anni di onorato e altalenante servizio, mi sembravano un po’ troppi.
Ma voi lo sapevate che anche la sicurezza ha dei livelli? No, non quelli di Defcon… pure i lucchetti vanno a gradi. Chissà se quelli che ormai affollano i lampioni di Ponte Milvio (povero ponte, da “in hoc signo” al “ponte dei lucchetti”, un crollo verticale) hanno una classifica a seconda del livello di sicurezza.
Che so: se la catena è apribile con strumenti manuali (sembra che il livello corrispondente sia da 1 a 7) allora è una storia non troppo salda. Magari l’1 corrisponde a una coppia “semiaperta” (solo per giustificare la presenza di una catena) e il 7 a una coppia decisamente chiusa ma con possibilità di sviluppi futuri (magari due che stanno insieme da poco e non sanno ancora come finirà).
L’8 – il primo grado di sicurezza “non manuale” - corrisponde a un fidanzamento “ufficiale” ma senza obbligo di matrimonio, il 10 a una convivenza senza figli e così via…
Fermo restando che chi sceglie come simbolo di un rapporto a due una catena secondo me parte con il piede sbagliato, c’è una saga di romanzi fantasy - il ciclo di Darkover - in cui la più alta forma di matrimonio, quella riservata ai nobili, è il matrimonio di catenas, il cui simbolo è dato da una coppia di braccialetti di rame (il metallo è raro su quel pianeta) che vengono chiusi ai polsi dei due coniugi. Ovviamente - Darkover è una società feudale - in questo matrimonio chi subisce è la donna, che diviene così “proprietà” del marito. Quindi di fatto l’incatenata è lei, anche perché su quel pianeta gli uomini, specialmente se nobili, erano liberi di scegliersi delle concubine, con il pretesto della trasmissione dei donas, cioè di poteri mentali. Bella scusa. Ma questa è un’altra storia (anzi, 22 romanzi e una decina di antologie, a dire poco).
Poi non si può non pensare a Catene. Come, non lo conoscete? Eppure è stato appena nominato tra i 100 film italiani da salvare (come recita il CdS, Le pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978. Sicuro che non ce n’erano altre? Ma forse è così, sicuramente quella serie di film con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson ha segnato un’epoca. Tutto cambia, anche le lacrime al cinema)
E la mia, di catena?
Quella vecchia è inutilizzabile, o perlomeno non vorrei rischiare di rimanere di nuovo incastrata. Per fortuna, ne ho trovata a casa un’altra, credo di uno scooterone ormai venduto (almeno risparmio).
Ora mi ritrovo con un catenone che sembra la collana di un rapper gigantesco; solo sollevarla è un esercizio fisico – occhio e croce, saranno 5 chili almeno, tra lucchetto e catena.
La guardo e spero che nessuno, guardando me, abbia mai avuto la stessa sensazione…
* dicesi “trispito” – e da qui anche il nome del blog - qualsiasi cosa non meglio definibile, di equilibrio non stabile, che sta magari in mezzo ai piedi: un tavolino sbilenco, un angelo e pure il mio motorino (nero, 125, classe 2000, se proprio siete curiosi. La marca, quella no).